Tra FdI e FI proseguono le mediazioni in vista del voto sul dl Giustizia e sulla riforma della legge elettorale. Le tensioni tra i due partiti di maggioranza continuano a crescere, vista la contrarietà dei forzisti a piegarsi alle richieste del partito di Giorgia Meloni sugli emendamenti sulle intercettazioni a strascico e sulle preferenze.
Due questioni che in breve tempo potrebbero portare a una vera e propria crisi di governo. Dopo la prima bocciatura dell’emendamento sulle preferenze alla Camera, con i franchi tiratori che hanno sfruttato il voto segreto per affossare la proposta di FdI, Udc e Noi Moderati, un nuovo stop a un emendamento del Governo potrebbe portare a una sfiducia.
La Russa frena la crisi sulle intercettazioni
La Presidente del Consiglio ne è consapevole ed è già corsa ai ripari. Sull’emendamento per le intercettazioni ha sfruttato la mediazione del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio a Palazzo Madama ha chiarito: “Al 99% quell’emendamento deve essere dichiarato improponibile”. La seconda carica dello Stato, quindi, rimanderà la proposta di modifica a data da destinarsi, allontanando anche la crisi della maggioranza.
Forza Italia, infatti, si è detta fortemente contraria alle intercettazioni a strascico, ovvero quelle utilizzabili anche in procedimenti per i quali non è stata concessa l’autorizzazione. Tra le due forze politiche non era possibile alcuna mediazione, come dimostrano le parole pronunciate dal segretario forzista, Antonio Tajani: “Siamo contrari, anche per una questione di coerenza: è un testo che è stato approvato pochi mesi fa su proposta del centrodestra“. Per il momento si è quindi deciso di rinviare la questione. Il centrodestra infatti deve ancora risolvere la controversia legata all’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale.
Le preferenze agitano la maggioranza
In vista del voto in Senato Meloni vorrebbe riproporre il provvedimento, seppur modificato per reinserire l’alternanza di genere. Proprio l’assenza di questa specifica potrebbe aver spinto buona parte delle deputate a votare contro. Su questo punto Tajani si è mostrato più conciliante: “Vogliamo lavorare, non è che battiamo i piedi, ma difendiamo determinate posizioni e siamo pronti a un confronto su tutto”. La questione è quindi ancora aperta e non si esclude che le due parti non riescano a trovare un punto di incontro prima del voto.
Forza Italia vorrebbe avere la possibilità di rivedere il testo e Tajani ha già annunciato che la prossima settimana è prevista una riunione per discutere la questione. La Presidente del Consiglio sostiene che il voto palese al Senato convincerà i parlamentari a esprimersi a favore, ma la questione potrebbe riproporsi poi al secondo voto alla Camera. Nel caso di una seconda bocciatura, quindi, la frattura potrebbe non essere più risanabile.
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