giovedì 8 Ottobre 2026

Lotito, la Lazio e il ‘complotto’: la storia del calcio tra contestazioni, finte scalate e fallimenti

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Il ‘complotto’ contro Claudio Lotito e le manovre per fargli vendere la Lazio, su cui l’inchiesta aperta dalla di Roma farà luce, è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia: quella che lega la proprietà delle squadre di calcio agli interessi, leciti e illeciti, di soggetti vari, faccendieri, ricchi imprenditori o presunti tali, ma anche mezze figure, teste di legno e malavitosi. Il brodo dentro il quale nascono operazioni che difficilmente arrivano al risultato finale è il prodotto di una lista di ingredienti sempre uguale a se stessa: le pressioni dei tifosi, alimentate da false promesse e legittime speranze, l’amplificazione mediatica, con le notizie false a fare da megafono, la ricerca di visibilità a buon prezzo che il mondo del pallone non nega a nessuno. È uno schema che si ripete.  

Il precedente direttamente riconducibile alla storia della Lazio è quello che vede coinvolti I leader storici degli Irriducibili come sostenitori della tentata scalata al club nel 2005-2006, a fianco della bandiera bianco-celeste Giorgio Chinaglia. Una lunga vicenda giudiziaria, durata vent’anni, porta all’assoluzione in appello dei soggetti coinvolti, con una sentenza che smonta la tesi dell’accusa, ovvero le reiterate minacce e la tentata contro il presidente Claudio Lotito, con l’obiettivo di fargli vendere le sue quote societarie a una cordata di acquirenti a loro gradita. Secondo i , il fatto non sussiste, non ci sarebbe stata quindi nessuna scalata tentata alla Lazio né una campagna di diffamazione e intimidazione verso Lotito. In primo grado tutti gli imputati avevano invece ricevuto condanne tra i due e i quattro anni, perché ritenuti di una crescente campagna diffamatoria e di due lettere dal contenuto ingiurioso e minatorio arrivate al presidente laziale e alla moglie Cristina Mezzaroma.  

La storia recente del calcio italiano è fatta anche di fallimenti eccellenti, tutti legati a vicende personali finite male. È il caso della . Sotto la gestione di Vittorio Cecchi Gori, nel 2002 il club crolla a causa di un buco finanziario immenso, non riuscendo a iscriversi alla Serie B e ripartendo dalla C2 sotto il nome di Florentia Viola. Nel 2004 è la volta del Napoli. Una crisi debitoria insostenibile trascina il club al fallimento, con la perdita del titolo sportivo. La società è rifondata da Aurelio De Laurentiis ripartendo dalla Serie C1. Nel 2015 tocca al Parma. È l’onda lunga del crack della Parmalat di Calisto Tanzi, che produce stagioni grottesche e continui passaggi di proprietà. Si distingue, in particolare, la figura di Giampietro Manenti, che dopo aver promesso fondi mai arrivati finisce in manette, con l’accusa di riciclare di capitali illeciti e di fare operazioni di peculato. Puntuale, arriva il fallimento e la ripartenza dalla Serie D.  

Molti club sono scivolati nel baratro a causa di scalate tentate da imprenditori privi di reali coperture finanziarie o fondi di investimento rivelatisi inconsistenti. È il caso del Bari. Dopo una serie di passaggi di mano, dalla fallimentare era di Gianluca Paparesta alle successive gestioni, non si iscrive al campionato 2018 e rinasce poi con Luigi De Laurentiis. L’anno dopo, il 2019, tocca al Palermo. Ancora guidato da Maurizio Zamparini, il club è travolto da relative a false comunicazioni sociali e riciclaggio. Dopo una serie di cessioni lampo a fantomatici fondi inglesi e spregiudicati faccendieri, il club subisce l’esclusione dai campionati e il fallimento. Il Catania dopo il fallimento della trattativa di cessione all’imprenditore Joe Tacopina, va al fallimento ufficiale nel dicembre . Stesso anno per la fine della favola del Chievo di Luca Campedelli. Una storia che si interrompe bruscamente a causa di un lunghissimo contenzioso con il fisco e delle accuse di plusvalenze fittizie. L’epilogo è l’esclusione dai professionisti e la liquidazione. Il caso più recente è quello del Brescia di Massimo Cellino. Nonostante la salvezza ottenuta sul campo in Serie B nella stagione 2024-25, il mancato rispetto delle scadenze per il pagamento degli stipendi porta al fallimento, cancellando la continuità di una società ultracentenaria. 

Da Lotito e dalla Lazio si parte e a Lotito e alla Lazio si torna. Scorrendo l’elenco delle squadre di Serie A, e non considerando la Juventus, per una sostanziale continuità tra la famiglia Agnelli e Exor, e la famiglia Pozzo con l’Udinese, il tra la Lazio e Lotito, insieme da 22 anni, è il più longevo. L’unico legame simile, ma con un anno in meno di storia alle spalle, è quello tra Urbano Cairo e il Torino. E non è un caso che il rapporto tra presidente e sia altrettanto complesso in casa granata. Contestazioni ripetute e un’insoddisfazione mai nascosta. Con una sostanziale differenza: Cairo ha sempre detto di essere disposto a cedere se arrivasse l’acquirente giusto; Lotito non ha nessuna intenzione di farsi da parte. La storia dirà chi sarà capace di rimanere in sella più a lungo. (Di Fabio Insenga)  

 

 

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