Tre euro al litro. È la cifra che fotografa meglio di qualsiasi comunicato la nuova emergenza carburanti. Sulla A22, tra Brennero e Modena, il Supreme Diesel servito ha raggiunto 3,159 euro al litro. Un prezzo relativo a un carburante premium e al servizio, dunque non rappresentativo della media nazionale. Ma il segnale politico è difficile da ignorare: fare il pieno in Italia sta diventando sempre più costoso.
La corsa dei prezzi
I dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano una situazione pesante anche sulla rete ordinaria. La benzina self si aggira attorno ai 2,015 euro al litro, mentre il diesel è arrivato a circa 2,136 euro. In autostrada i valori salgono ulteriormente: circa 2,09 euro per la benzina e 2,21 per il gasolio. E così l’estate degli italiani si chiude con una domanda semplice: quanto costa oggi spostarsi? Non soltanto agli automobilisti. Il carburante pesa sui camion, sui trasportatori, sui taxi, sulle imprese e, alla fine, sul prezzo di quello che arriva nei supermercati.
Da Meloni ancora un cerotto
Il governo Meloni si trova davanti all’ennesima emergenza sul costo della vita. E la risposta, almeno per ora, sembra essere ancora una volta quella già vista: prorogare gli interventi sulle accise. Una misura che può dare ossigeno nell’immediato, ma che non risolve il problema alla radice. Il punto politico è proprio questo: dopo anni di promesse sulla riduzione della pressione fiscale e sul sostegno alle famiglie, gli italiani continuano a pagare carburanti sempre più cari. E quando il prezzo alla pompa sale, non basta dire che la media nazionale è inferiore ai tre euro. Per chi deve fare il pieno ogni settimana, anche pochi centesimi in più diventano centinaia di euro all’anno.
Categorie sul piede di guerra
Le associazioni dei consumatori protestano e chiedono interventi più incisivi. Le categorie produttive temono invece un effetto domino sui costi di trasporto e sulle merci. È il solito cortocircuito: il governo interviene quando l’emergenza esplode, ma non riesce a impedire che il problema si ripresenti. E la domanda diventa inevitabilmente politica: per quanto tempo ancora Palazzo Chigi potrà limitarsi a inseguire i prezzi alla pompa con misure temporanee?
Il conto lo pagano gli italiani
Il record dei 3 euro sulla A22 potrebbe essere un’eccezione legata al carburante premium e al servizio. Ma sarebbe un errore liquidarlo come una semplice curiosità. Perché il vero problema è un altro: la soglia psicologica dei due euro è ormai stata superata da tempo, mentre quella dei tre euro comincia a comparire nelle rilevazioni dei prezzi più elevati. Il governo Meloni è chiamato a dare una risposta. Non soltanto con uno sconto temporaneo sulle accise, ma con una politica capace di spiegare agli italiani perché il pieno continua a costare così tanto. Perché alla fine, tra un decreto e una proroga, il conto arriva sempre alla stessa persona: chi prende la macchina, va al lavoro e deve pagare il pieno.
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