C’è un misto di risentimento antico e calcolo cinico nella guerriglia che sta divorando il centrodestra alle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria. Tra le palme e il mare del capoluogo, la resa dei conti non è più un semplice scontro politico ma una saga di tradimenti e ripicche personali che rischia di far saltare la banca della coalizione.
Il gran rifiuto del “paracadutato” e l’incursione del generale
A far saltare il banco è stata la decisione dei vertici di Forza Italia di calare dall’alto la candidatura di Fabio Roscioli, tesoriere del partito, romano di Roma e graditissimo alle stanze di Arcore. Una scelta indigesta per i quadri locali, digerita a forza dal sindaco Francesco Cannizzaro — fresco di elezione col 73% e costretto a dimettersi da parlamentare — ma respinta con sdegno dalla base territoriale.
In questo strappo si è infilato come un cuneo Roberto Vannacci. Per il debutto di Futuro Nazionale alle urne nazionali, l’ex generale ha fatto la spesa proprio in casa azzurra, arruolando il capogruppo regionale di Forza Italia Domenico Giannetta. Un’operazione spregiudicata che ha fatto imbestialire i puristi del vannaccismo, spinti ad abbandonare il movimento per protesta contro la virata “inclusiva” verso i transfughi del partito di Tajani.
La disfida di piazza Duomo: volano gli stracci
Il culmine dell’odio si è toccato nel comizio finale a piazza Duomo. Vannacci dal palco ha sbeffeggiato senza pietà il sindaco azzurro: «Cannizzaro si agita, suda e gesticola con le movenze di un plantigrade. Vogliono convincervi che se siete stati cornuti in passato, dovete essere mazziati in futuro».
La reazione di Cannizzaro, piazzato nel bel mezzo della folla, è stata immediata e gutturale: «Io sudo perché ho il fuoco dentro, lui è di ghiaccio!». Poi il grido in dialetto reggino scagliato come una pietra contro l’ex generale: «Vannacci, cornutu sì tu e cu nun t’u dice!». Un insulto trasformatosi subito in un coro liberatorio scandito a pieni polmoni dalla piazza.
L’autostrada spalancata per il campo largo
Mentre il centrodestra affoga in un mare di sgambetti, accuse di colonialismo e ripicche tra “forestieri” e indigeni, il centrosinistra assiste allo spettacolo in unito e compatto. Da Avs fino a Italia Viva, la coalizione si è stretta attorno a Frank Benedetto, puntando tutto sul colpo a sorpresa in un collegio che fino a ieri era considerato un fortino inespugnabile della destra. Per Meloni, Tajani e Salvini il verdetto delle urne rischia di trasformarsi in un incubo politico di prima grandezza.





