sabato 26 Settembre 2026
Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Roberto Vannacci e Matteo Salvini

Reggio Calabria, la polveriera del centrodestra: suppletive tra veleni, paracadutati e risse da bar

Il generale sposta le truppe di Futuro Nazionale contro Tajani e Meloni. Nel feudo calabrese volano parole pesanti e vendette incrociate: la maggioranza va al voto spaccata e offre su un piatto d'argento l'occasione all'opposizione

Di Redazione
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C’è un misto di risentimento antico e calcolo cinico nella guerriglia che sta divorando il alle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria. Tra le palme e il mare del capoluogo, la resa dei conti non è più un semplice scontro politico ma una saga di tradimenti e ripicche personali che rischia di far saltare la banca della coalizione.

Il gran rifiuto del “paracadutato” e l’incursione del generale

A far saltare il banco è stata la decisione dei vertici di Forza Italia di calare dall’alto la candidatura di Fabio Roscioli, tesoriere del , di Roma e graditissimo alle stanze di Arcore. Una scelta indigesta per i quadri locali, digerita a forza dal sindaco Francesco — fresco di elezione col 73% e costretto a dimettersi da parlamentare — ma respinta con sdegno dalla base territoriale.

In questo strappo si è infilato come un cuneo Roberto Vannacci. Per il debutto di Futuro alle urne nazionali, l’ex generale ha fatto la spesa proprio in azzurra, arruolando il capogruppo regionale di Forza Italia Domenico Giannetta. Un’ spregiudicata che ha fatto imbestialire i puristi del vannaccismo, spinti ad abbandonare il movimento per protesta contro la virata “inclusiva” verso i transfughi del partito di Tajani.

La disfida di piazza Duomo: volano gli stracci

Il culmine dell’ si è toccato nel comizio a piazza Duomo. Vannacci dal palco ha sbeffeggiato senza pietà il sindaco azzurro: «Cannizzaro si agita, suda e gesticola con le movenze di un plantigrade. Vogliono convincervi che se siete stati cornuti in passato, dovete essere mazziati in futuro».

La reazione di Cannizzaro, piazzato nel bel mezzo della folla, è stata immediata e gutturale: «Io sudo perché ho il fuoco dentro, lui è di ghiaccio!». Poi il grido in dialetto reggino scagliato come una pietra contro l’ex generale: «Vannacci, cornutu sì tu e cu nun t’u dice!». Un insulto trasformatosi subito in un coro liberatorio scandito a pieni polmoni dalla piazza.

L’autostrada spalancata per il campo largo

Mentre il centrodestra affoga in un mare di sgambetti, di colonialismo e ripicche tra “forestieri” e indigeni, il centrosinistra assiste allo spettacolo in unito e compatto. Da Avs fino a Italia Viva, la coalizione si è stretta attorno a Frank Benedetto, puntando tutto sul colpo a sorpresa in un collegio che fino a ieri era considerato un fortino inespugnabile della destra. Per Meloni, Tajani e Salvini il verdetto delle urne rischia di trasformarsi in un incubo politico di prima grandezza.

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