martedì 29 Settembre 2026
Gianni Di Vita ph Ansa

Ricina, svolta nel caso: Gianni Di Vita in Questura dopo la perquisizione

Al momento non risulta indagato nell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Di Redazione
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Nuovo passaggio investigativo nell’inchiesta sulla di Antonella Di Ielsi e della figlia , le due donne morte a dicembre dopo un avvelenamento da ricina. Gli investigatori hanno eseguito una nuova perquisizione in uno degli studi di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, nella zona di via D’Amato a Campobasso. L’attività ha richiesto diverse ore e ha portato gli agenti della a concentrarsi nuovamente sugli ambienti e sui materiali riconducibili al .

Al termine delle operazioni, intorno alle 10.45, Gianni Di Vita ha lasciato l’ufficio insieme agli agenti ed è salito a bordo di un’auto della Squadra Mobile diretta verso la Questura. Il trasferimento rappresenta un nuovo momento dell’attività investigativa che da mesi cerca di ricostruire con precisione gli ultimi giorni di vita di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e di chiarire come le due donne siano entrate in contatto con la sostanza che ne ha provocato la morte.

Il commercialista non risulta indagato

Un elemento resta particolarmente importante per comprendere il significato dell’attività di questa mattina: Gianni Di Vita, allo stato delle informazioni disponibili, non risulta iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta della di Larino per il duplice omicidio. Il fatto che gli investigatori abbiano effettuato una perquisizione nel suo secondo studio e lo abbiano successivamente accompagnato in Questura non equivale quindi, di per sé, a un’iscrizione nel registro degli indagati né consente di attribuirgli per la morte delle due donne.

La posizione di Di Vita rappresenta da mesi uno degli elementi sui quali gli investigatori hanno concentrato numerosi accertamenti. Il commercialista è stato ascoltato più volte nell’ambito dell’inchiesta e gli investigatori hanno già acquisito e analizzato diversi elementi utili alla ricostruzione dei fatti. Nel corso dei mesi sono state inoltre ascoltate numerose persone informate sui fatti, comprese persone appartenenti alla cerchia familiare e conoscenze delle vittime.

Gli accertamenti sulla presenza della ricina

Gli effettuati nei mesi scorsi hanno aggiunto elementi importanti al quadro investigativo. Le analisi sul di Gianni Di Vita hanno escluso la presenza di ricina. Un risultato analogo è emerso anche dagli accertamenti effettuati sulla figlia maggiore Alice Di Vita. Gli esami condotti in Germania hanno infatti cercato eventuali segnali di una precedente esposizione alla sostanza e hanno fornito un esito negativo per entrambi.

Il dato assume particolare rilievo perché la ricina rappresenta il punto centrale dell’inchiesta. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita morirono dopo il seguito a una sintomatologia inizialmente collegata a una possibile intossicazione alimentare. Gli accertamenti successivi hanno invece individuato la ricina come sostanza responsabile dell’avvelenamento. La Procura di Larino continua quindi a lavorare per ricostruire la dinamica che ha preceduto il malore e per individuare tutte le circostanze che possono chiarire l’origine dell’esposizione.

Computer, dispositivi e nuove verifiche

L’inchiesta ha interessato anche i dispositivi elettronici riconducibili a Gianni Di Vita. Nei giorni scorsi gli investigatori hanno avviato le operazioni per estrarre i dati dal computer e dalle dieci pen drive sequestrate a luglio nella disponibilità del commercialista. Gli accertamenti mirano a individuare eventuali informazioni utili alla ricostruzione dei rapporti familiari e personali delle vittime, delle loro abitudini e delle attività svolte prima della morte.

Gli investigatori stanno inoltre cercando eventuali elementi digitali che possano contribuire a ricostruire le ricerche effettuate online, le comunicazioni, le conversazioni, le , le registrazioni, le note e altri contenuti presenti nei dispositivi. L’obiettivo consiste nel mettere insieme informazioni diverse e verificare se possano emergere collegamenti utili alla ricostruzione degli ultimi giorni di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Gli accertamenti tecnici rappresentano una parte significativa dell’attività della Procura di Larino, che continua a esaminare testimonianze, reperti e dispositivi alla ricerca di elementi verificabili. Nel frattempo, la nuova perquisizione nello studio di via D’Amato e il successivo accompagnamento di Gianni Di Vita in Questura segnano un ulteriore passaggio dell’indagine. Al momento, tuttavia, il commercialista non risulta indagato per il duplice omicidio.

Il caso resta dunque aperto e gli investigatori proseguono nella ricostruzione dei fatti senza che l’attività odierna consenta, da sola, di stabilire responsabilità penali. Ogni elemento acquisito dovrà trovare conferma attraverso gli accertamenti della Procura e il confronto con gli altri dati raccolti nel corso dell’indagine.

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