giovedì 28 Maggio 2026

Roland Garros, l’alert del medico-fisiatra: “Sottostimato il reale stress del caldo”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
Caldo afoso sulla terra rossa del Roland Garros di Parigi. E tanti tennisti ‘ko’. “Stiamo avendo ancora una volta l’evidenza di come il tennis possa esporre gli atleti a uno stress termico ambientale notevole, la cui pericolosità è inoltre amplificata dalla natura intermittente dell’attività e dall’esposizione costante al calore radiante dei campi di gioco”, spiega all’Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) 

“Inoltre, recenti indagini scientifiche dimostrano come le stazioni meteorologiche ufficiali tendano a sottostimare sistematicamente il reale stress termico subito dagli atleti sul campo. Da questo punto di vista risulta fondamentale l’impiego di misuratori dell’indice Wbgt, acronimo di Wet Bulb Globe Temperature (temperatura del globo a bulbo umido), che ad oggi rappresenta il gold standard internazionale per valutare lo stress termico ambientale”, aggiunge. 

“In termini molto semplici, il Wbgt è un indicatore che non si limita a indicare la temperatura dell’aria, ma calcola l’impatto reale del clima sul corpo integrando quattro fattori fondamentali: la temperatura dell’aria, l’umidità, il calore radiante (cioè l’impatto diretto del sole e il calore riflesso dal terreno) e la velocità del vento. Gli organizzatori dei tornei – suggerisce – e gli staff medici dovrebbero misurare l’indice Wbgt su ogni singolo campo da gioco fin dalle prime ore della giornata, abbandonando l’affidamento esclusivo ai dati delle stazioni meteorologiche. Diventa quindi un intervento preventivo di primaria importanza riprogrammare, laddove il formato del torneo lo consenta, gli incontri nelle fasce orarie del primo mattino, del tardo pomeriggio o in notturna, riducendo drasticamente le partite nel primo pomeriggio per tutelare l’incolumità dei giocatori. Dal punto di vista preventivo, inoltre, l’acclimatamento al calore rappresenta la strategia più efficace, poiché induce adattamenti fisiologici stabili, quali l’espansione del volume plasmatico e una maggiore efficienza nel meccanismo di sudorazione, che richiedono da una a due settimane di esposizione progressiva per essere ottimizzati”.  

 

“Lo scoppio improvviso di temperature estive a Parigi non ha facilitato questo processo di acclimatamento, motivo per cui i tennisti sono maggiormente in sofferenza. Durante la competizione – avverte il medico – è quindi fondamentale ancora di più l’impiego di strategie di raffreddamento mirate, come l’applicazione di asciugamani bagnati freddi su ampie superfici cutanee, in particolare sul collo, sulla testa, sul tronco e nella zona inguinale, unita al movimento dell’aria tramite ventilatori o nebulizzatori per favorire l’evaporazione del sudore, per contenere l’accumulo di calore corporeo. L’ingestione di liquidi freddi o di granite di ghiaccio tritato (ice slurry) offre un refrigerio immediato e supporta il raffreddamento corporeo, sebbene l’efficacia di queste misure sia notevolmente maggiore quando i regolamenti prevedono interruzioni più lunghe, come la pausa di dieci minuti per il caldo tra i set”. 

“Un secondo aspetto fondamentale è quello della gestione personalizzata dell’idratazione e dell’equilibrio elettrolitico. Monitorare lo stato di idratazione prima del match, permette di identificare e correggere stati di disidratazione latente prima che l’atleta scenda in campo. La pianificazione dell’apporto idrico non deve basarsi su schemi generici, bensì sul tasso di sudorazione individuale e sulla concentrazione di sodio nel sudore, poiché l’introduzione di sola acqua senza un adeguato reintegro di sali minerali espone l’atleta al rischio di malori e crampi muscolari”, afferma ancora.  

Secondo Bernetti, “la sfida attuale è quella di trovare strategie che permettano di armonizzare le politiche dei tornei per garantire che la salvaguardia della salute e la prevenzione delle patologie da calore che devono rimanere prioritarie rispetto alle competizioni agonistiche. Questo in un contesto ambientale sempre più impegnativo”.  

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