mercoledì 29 Aprile 2026

The Black Keys tornano alle radici, ‘Peaches!’ è un viaggio introspettivo nel blues-rock

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – È un album perfetto per un viaggio on the road ma funziona altrettanto bene tra le pareti di una stanza, quando si ha voglia di evadere con la mente. Dentro scorrono echi profondi della tradizione musicale americana, tra grandi spazi, polvere, e un blues-rock introspettivo, mantenendo quella struttura asciutta e immediata che è da sempre il loro marchio di fabbrica. The Black Keys tornano venerdì con ‘Peaches!’, quattordicesimo album in studio per Easy Eye Sound/Warner Records. Un disco che si presenta in dieci brani viscerali e ruvidi, che riporta il duo alle origini. Dan Auerbach lo definisce “il disco più naturale” dai tempi dell’esordio nel 2002, ‘The Big Come Up’ e non è difficile capire perché.  

Il progetto è nato sulla scia della diagnosi di cancro all’esofago del defunto padre di Auerbach, mentre questi soggiornava nella casa di Dan a Nashville, in rapido declino. Patrick Carney, il compagno di band dei Black Keys e l’amico più caro di Dan, sapeva senza bisogno di chiedere “che sarebbe stato bene per Dan avere qualcosa da fare”. Quel qualcosa, ovviamente, era andare in studio e accendere gli amplificatori. Il risultato è una rilettura diretta e coinvolgente dei canoni del classic rock americano, capace di suonare familiare ma allo stesso tempo fresca, e di parlare con naturalezza anche alle nuove generazioni. 

“Non stavamo registrando un disco. Stavamo solo improvvisando, come se fosse solo per noi – dice Dan Auerbach -. Era qualcosa di davvero primitivo, in un momento in cui eravamo tutti molto nervosi. Stavamo attraversando un periodo difficile e cercavamo di tirarci su il morale. Credo che la malattia di mio padre mi abbia fatto passare la voglia di preoccuparmi di varie cazzate e mi abbia fatto venire voglia solo di urlare per un po’.” Con uno spirito fai-da-te simile a quello del loro album di debutto, il disco è stato registrato con tutti i musicisti che suonavano nella stessa stanza con pochissimi overdub ed è il primo album mixato interamente dalla band stessa dal 2006, anno di pubblicazione di ‘Magic Potion’. “Tutto è stato registrato dal vivo in un unico take, comprese le parti vocali – aggiunge Patrick Carney -.È stato un incubo mixarlo, ma siamo riusciti a ottenere un suono grezzo e sporco”. 

 

C’è il blues sporco delle origini, il groove minimale e quel tocco country con la struttura asciutta tipica dei Black Keys che è diventata, negli anni, il loro marchio di fabbrica. Essenziali ma mai poveri. In filigrana si intravede anche il loro rapporto quasi ossessivo con il collezionismo musicale. Anni passati a cercare vinili, a scavare tra vecchi 45 giri, a suonare nei dj set hanno lasciato un segno evidente. Negli ultimi anni questa passione è degenerata in una serie continua di feste dance con i Record Hang DJ-set, che hanno alimentato un periodo di approfondimento musicale per entrambi. “Cercavo specificatamente dei 45 giri da suonare ai Record Hang – sottolinea Dan – ma a volte trovavo una canzone e pensavo: ‘Questa sarebbe divertente da suonare dal vivo con Pat”. 

Non è un caso isolato ma parte di una storia che affonda le radici all’inizio degli anni Duemila, quando ad Akron, Ohio, due amici d’infanzia si ritrovavano attorno a un registratore a nastro per scrivere canzoni. Dopo oltre vent’anni, cinque Grammy Awards, milioni di dischi venduti e concerti sold-out in tutto il mondo, i Black Keys continuano a lavorare nello stesso modo: insieme, seguendo l’istinto. Un percorso che li ha portati da album fondamentali come ‘Thickfreakness’ e ‘Magic Potion’ fino al successo globale di ‘Brothers’ ed ‘El Camino’. Anche per questo, ‘Peaches!’ è un lavoro ben interpretato, nel quale non sembra esserci spazio per la nostalgia. Dopo anni passati a dominare le classifiche con brani come ‘Lonely Boy’ e ‘Gold On The Ceiling’, il duo sembra oggi interessato soprattutto a ritrovare sé stesso. 

Curiosa la storia della copertina di ‘Peaches!’: è illustrata con un’immagine dell’iconico fotografo William Eggleston, originario di Memphis e idolo della band, mentre il fratello di Patrick, Michael Carney, si è occupato del design e della direzione artistica del packaging, come già aveva fatto per i primi album dei Black Keys, vincendo un Grammy per la cover di ‘Brothers’. Il duo tornerà presto sul palco con il ‘Peaches ‘N Kream Tour’, tra festival estivi e concerti nei club. In Italia, dopo l’annuncio dello show del 10 settembre all’Alcatraz di Milano, è arrivato un secondo appuntamento l’11 settembre. Un raddoppio che conferma quanto, anche dopo oltre vent’anni di carriera, il legame tra i Black Keys e il pubblico resti solido e in continua evoluzione. (di Federica Mochi) 

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