“Le carenze di farmaci non appaiono più come episodi circoscritti o transitori, ma come una condizione ricorrente della filiera farmaceutica”. È quanto emerge dall’VIII Rapporto sulla Farmacia di Cittadinanzattiva, appena pubblicato. Il fenomeno riguarda tanto l’Italia, dove avrebbe assunto “una natura strutturale e continuativa”, che il resto dell’Unione Europea. Secondo il recente report del Pharmaceutical Group of the European Union (PGEU), citato nel rapporto di cittadinanza attiva, quasi tutti i paesi europei avrebbero registrato carenze di farmaci nell’ultimo anno.
La vulnerabilità della supply chain europea
Il dato più rilevante, spiegano gli autori del Rapporto, è che sia in Italia che in Europa non si tratta più di carenze incidentali ed episodiche ma di “una caratteristica persistente e incorporata nelle vulnerabilità della supply chain farmaceutica europea”.
“Questa lettura sposta il tema da una logica emergenziale a una logica di sistema, in cui produzione, approvvigionamento, modelli di prezzo e procurement, trasparenza dei dati e strumenti di previsione concorrono a determinare una fragilità ormai ordinaria”.
Ad aggravare enormemente il problema è anche la tipologia dei farmaci di cui vi è carenza: spesso sono quelli che concernono terapie delicate e complesse, con un’elevata rilevanza clinica e dunque difficilmente sostituibili.
“La farmacia diventa il front office del disagio”
Il Rapporto analizza il fenomeno sia dal lato dei farmacisti che di quello dei cittadini.
Tra i farmacisti, addirittura il 95% dichiara di aver sperimentato nell’ultimo anno l’indisponibilità o carenze durevoli e sistematiche di farmaci. Oltre al disagio e ai rischi per chi necessita il farmaco, il fenomeno complica il lavoro delle farmacie, che assumo “una sorta di ruolo di front office del disagio di sistema, chiamato a compensare criticità che originano nella filiera del farmaco – produzione, distribuzione, approvvigionamento – ma che si manifestano concretamente al banco. Le attività operative si ampliano: aumenta il tempo dedicato alla gestione del paziente, si intensifica la ricerca di farmaci alternativi, si rende necessario il confronto con il medico prescrittore nei casi più complessi”.
Un terzo dei cittadini ha sperimentato le carenze
Tra i cittadini la percezione del problema è ovviamente minore, ma comunque significativa. Il 26,6% degli intervistati riferisce di aver dovuto far fronte ad attese superiori al normale, sebbene compatibili con le proprie necessità, mentre un ulteriore 10,6% ha sperimentato ritardi incompatibili con le proprie necessità terapeutiche. Complessivamente, dunque, “oltre un terzo dei cittadini ha sperimentato almeno una forma di tensione nella disponibilità dei farmaci, e circa uno su dieci ha affrontato un disagio rilevante, con possibili ripercussioni sulla continuità delle cure”.
Il sottosegretario Gemmato: “Nessuna emergenza”
Per Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, associazione che riunisce i produttori di farmaci equivalenti, la crisi in Medio Oriente sarebbe molto preoccupante per l’industria in quanto starebbe irrigidendo la catena di fornitura, “sia sul piano logistico sia per l’aumento dei costi di produzione. Servono interventi urgenti anche per tutelare la sostenibilità dei farmaci a brevetto scaduto”.
Di questi temi si è parlato anche al tavolo organizzato al ministero della Salute, dove il sottosegretario Marcello Gemmato ha speso parole rassicuranti: “Non siamo in presenza di alcuna emergenza”, ha dichiara. “Il Tavolo è uno strumento stabile di lavoro che consente di affrontare con pragmatismo e razionalità eventuali criticità. Registro che oggi non sono emerse, ma ci attiveremo tempestivamente qualora lo scenario dovesse mutare”.
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