venerdì 14 Agosto 2026

Trump raddoppia i dazi sui droni: fino al 100% sulle importazioni

Di La Sintesi Online
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

(Adnkronos) – Gli Stati Uniti avevano già vietato l’ingresso di nuovi droni stranieri sul proprio territorio, a meno che le aziende produttrici non accettassero condizioni imposte dal governo. La stessa sorte era toccata a router, robot e aspirapolvere robotizzate di provenienza cinese. Ora l’ Trump alza il tiro anche sui droni già in commercio e sui relativi componenti, con l’obiettivo dichiarato di renderne l’importazione molto più costosa. 

Con un provvedimento presidenziale firmato ad agosto, Trump ha imposto un dazio del 100 percento sui droni dotati di termocamere, su quelli che superano i 25 chilogrammi di peso e su qualsiasi componente destinato a velivoli senza pilota della stessa categoria di peso. Per tutti gli altri droni, compresi i modelli “Mini” da sotto i 250 grammi, la tariffa scende al 25 percento. 

Come già visto in altre occasioni, la misura prevede una scappatoia rilevante: le aziende che si impegnano a produrre negli Stati Uniti almeno una parte dei propri droni o componenti possono evitare i dazi. Trump aveva usato lo stesso schema quando aveva minacciato un dazio del 100 percento sui chip, lasciando poi ampio margine di trattativa. Un trattamento più favorevole è riservato a , Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, con un’aliquota del 15 percento, e al Regno Unito, che si ferma al 10 percento, a condizione che hardware, software e tecnologia provengano sostanzialmente da questi paesi o dagli Stati Uniti. 

Le motivazioni ufficiali richiamano la dipendenza dei produttori americani da fornitori esteri per componenti critici come motori, controller di velocità elettronici, batterie al litio e stazioni di ricarica, definita una vulnerabilità inaccettabile per la sicurezza nazionale. Il provvedimento cita inoltre il rischio che il software di questi dispositivi trasmetta dati al produttore straniero, e i dubbi sulla capacità dell’ statunitense di produrre droni e componenti alla velocità e alla scala necessarie a sostenere operazioni militari, anche in caso di conflitto prolungato, oltre che la competitività economica di lungo periodo. 

Accanto alla leva tariffaria, la introduce anche un incentivo: il Segretario al Commercio è autorizzato a istituire un programma per favorire nuovi negli impianti di produzione statunitensi di droni e componenti. Resta da vedere quale forma prenderà, considerando che finora gli incentivi governativi in questo settore si erano concentrati quasi esclusivamente sui droni militari. 

Il precedente pesa sulla credibilità della misura: la ha già stabilito quest’anno che i dazi globali di Trump erano illegittimi, e anche la Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti si era espressa contro di essi. Nonostante questo, l’amministrazione continua ad annunciarne di nuovi. Nel frattempo emergono dati secondo cui i dazi starebbero arricchendo le grandi aziende a spese dei cittadini: le alzano i prezzi scaricando sui consumatori il costo delle , ottengono poi rimborsi miliardari dal governo quando i dazi vengono dichiarati illegittimi, e infine trattengono il profitto senza restituire nulla ai clienti né abbassare i prezzi. 

Quello tariffario non è l’unico fronte aperto contro i droni di grandi dimensioni negli Stati Uniti. Anche la Federal Communications Commission ha minacciato di vietare retroattivamente i droni “di livello “, con una definizione che rischia di includere anche i mezzi usati da agricoltori, soccorritori e spettacoli di droni luminosi. 

tecnologia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata