Si consuma la spaccatura più profonda e drammatica nei rapporti tra Washington e Kiev dall’inizio dell’invasione russa. Adirato per le furenti reazioni del governo ucraino all’intesa commerciale sul diesel stretta tra Casa Bianca e Cremlino e irritato dal mancato stop ai raid contro i complessi petroliferi russi, Donald Trump ha scaricato apertamente Volodymyr Zelensky, auspicando in modo esplicito la sua sostituzione alla guida del Paese per sbloccare la trattativa di pace.
L’attacco di Trump e il nodo del prezzo della benzina negli USA
Prima di imbarcarsi per un comizio elettorale in Tennessee, il presidente degli Stati Uniti ha sferrato un attacco verbale senza precedenti verso il leader ucraino: «Zelensky avrebbe potuto porre fine a questa guerra in molte occasioni, ma preferisce creare problemi al mondo e ai nostri agricoltori. È giunto il momento che l’Ucraina abbia un nuovo presidente, un leader capace di raggiungere un accordo».
Alla base del nervosismo della Casa Bianca c’è il timore che i blitz con droni condotti da Kiev contro le raffinerie russe alimentino l’aumento dei prezzi dei carburanti negli Stati Uniti: un tema interno caldissimo per i repubblicani, attualmente in forte affanno nei sondaggi alla vigilia delle imminenti elezioni di midterm.
Il ricatto dell’intelligence e l’esultanza del Cremlino
L’offensiva verbale del tycoon segue di poche ore i retroscena emersi dai colloqui diplomatici di Miami, durante i quali la delegazione statunitense avrebbe minacciato l’interruzione della condivisione di informazioni di intelligence con le forze armate ucraine qualora non cesseranno le incursioni nel territorio russo.
Un cambio di rotta radicale che ha incassato l’entusiastica esultanza dei vertici di Mosca, con il negoziatore russo Kirill Dmitriev che ha celebrato sui social l’imminente fine dell’era Zelensky definendo le dichiarazioni di Trump «storiche e iconiche».
La replica di Zelensky tra la pioggia di bombe russes
La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Zelensky ha rispedito al mittente le pressioni di Washington, sottolineando come la revoca parziale delle sanzioni sul gasolio concessa a Vladimir Putin abbia prodotto come unico risultato un’immediata ripresa dei massacri contro i civili.
Proprio nelle stesse ore, la Russia ha intensificato i bombardamenti sulle infrastrutture e sui quartieri residenziali ucraini, sfociati nella carneficina di Zaporizhzhia dove i soccorritori hanno estratto decine di vittime dalle macerie dei palazzi sventrati.
Il muro di Bruxelles e la spaccatura nell’asse Atlantico
Sulla stessa linea dell’Ucraina si è schierata con fermezza l’Unione Europea, evidenziando la profonda spaccatura in corso nell’alleanza transatlantica. L’Alta Rappresentante Kaja Kallas ha tuonato contro la linea morbida di Washington, ricordando che i proventi del gasolio garantiscono a Mosca le risorse finanziarie necessarie a proseguire la guerra di aggressione.
Mentre il team negoziale ucraino abbandonava in anticipo i tavoli di confronto a Miami, Bruxelles ha confermato l’intenzione di varare una nuova e pesante tornata di sanzioni contro la macchina bellica del Cremlino, ignorando le direttive d’intesa siglate da Trump e Putin.





