domenica 20 Settembre 2026

Ucraina, Kiev e Ue contestano il voto russo nei territori occupati

Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia entrano nelle elezioni, l'Ucraina denuncia una violazione della propria sovranità e l’Unione europea annuncia che non riconoscerà né il voto né i suoi risultati

Di Redazione
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Le elezioni parlamentari russe arrivano anche nei territori ucraini occupati e provocano una nuova dura reazione da parte di Kiev e dell’Unione europea. Tra il 18 e il 20 settembre la Russia ha organizzato il voto per la Duma di Stato includendo anche parti delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e , oltre alla Crimea. La decisione di Mosca apre un nuovo fronte di confronto politico e diplomatico con l’Ucraina, che considera illegale qualsiasi processo elettorale organizzato dalla Russia nei territori che riconosce come parte del proprio territorio .

Il di Kiev ha chiesto alla comunità internazionale di non riconoscere il voto e qualsiasi risultato prodotto dalle urne nei territori occupati. La posizione ucraina si basa sul principio secondo cui l’organizzazione di elezioni da parte di uno Stato in un territorio appartenente a un altro Stato non modifica lo status giuridico di quel territorio. Per Kiev, quindi, la partecipazione degli abitanti delle zone occupate alle elezioni russe non può produrre alcun effetto sulla sovranità ucraina né trasformare quelle aree in territori russi dal punto di vista del internazionale.

La protesta di Kiev contro le elezioni russe

Il ministero degli Esteri ucraino ha contestato con fermezza l’iniziativa russa e ha invitato gli altri governi a respingere i risultati delle consultazioni. Secondo la posizione espressa dalle autorità di Kiev, Mosca utilizza il voto parlamentare anche per consolidare sul piano politico l’annessione dei territori che controlla militarmente. L’Ucraina sostiene invece che nessuna consultazione organizzata sotto il controllo delle autorità occupanti possa modificare i confini internazionalmente riconosciuti.

La questione assume un peso particolare perché per la prima volta le popolazioni delle quattro regioni ucraine interessate partecipano alle elezioni parlamentari russe nell’ambito del processo elettorale della Duma. La Russia considera queste aree parte della propria Federazione dopo le annessioni proclamate da Vladimir Putin nel 2022, ma l’Ucraina e gran parte della comunità internazionale non riconoscono tali annessioni. La disputa sul voto si inserisce quindi direttamente nel più ampio sullo status territoriale delle regioni occupate.

Le autorità ucraine hanno inoltre contestato le modalità con cui il voto si svolge nelle zone sotto controllo russo. Organizzazioni ucraine e attivisti hanno denunciato episodi di sui residenti e difficoltà nel garantire condizioni compatibili con una consultazione libera. Queste accuse riguardano soprattutto le aree dove la presenza militare russa condiziona profondamente la vita quotidiana della . Mosca respinge le contestazioni e presenta invece le elezioni come una normale consultazione prevista dal proprio ordinamento.

La posizione dell’Unione europea

Anche l’Unione europea ha assunto una posizione netta sulla questione. La europea ha ribadito che l’Ue non riconoscerà lo svolgimento delle elezioni russe nei territori ucraini occupati e non riconoscerà nemmeno i relativi risultati. Bruxelles considera infatti le consultazioni organizzate nelle aree occupate incompatibili con il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina.

La posizione europea non nasce soltanto dall’attuale voto parlamentare. Negli ultimi anni le istituzioni dell’Unione hanno contestato più volte le consultazioni organizzate dalla Russia nelle aree ucraine occupate. Bruxelles ha mantenuto la stessa impostazione anche in occasione delle precedenti elezioni regionali russe e delle consultazioni presidenziali, ribadendo che il voto organizzato in territori ucraini occupati non può modificare il loro status giuridico.

Per l’Unione europea, quindi, il risultato delle urne non può diventare uno strumento per legittimare l’annessione dei territori occupati. La posizione europea resta legata al riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Ucraina entro i confini riconosciuti a livello internazionale. La questione riguarda dunque non soltanto la validità politica delle elezioni, ma anche il principio secondo cui un’occupazione militare non può produrre automaticamente un riconosciuto dei confini.

Il contesto della guerra

Le elezioni russe del settembre 2026 si svolgono in un momento particolarmente delicato della guerra tra Russia e Ucraina. Il conflitto continua a influenzare direttamente la situazione nelle regioni coinvolte, mentre Mosca utilizza il processo elettorale per includere formalmente le aree che considera parte della Federazione Russa. Kiev, al contrario, considera questa scelta un ulteriore tentativo di consolidare l’occupazione attraverso strumenti e amministrativi.

Il voto arriva inoltre mentre restano aperti i principali nodi diplomatici legati alla guerra. La questione territoriale rappresenta uno degli elementi più complessi nei rapporti tra Russia e Ucraina, perché Kiev continua a rivendicare il controllo delle proprie regioni occupate e Mosca sostiene invece di averle integrate nel proprio ordinamento. Le elezioni non modificano questo contrasto, ma lo riportano al centro del confronto internazionale.

Nel frattempo, il processo elettorale russo prosegue su tre giornate e coinvolge i 450 seggi della Duma di Stato. La consultazione interessa quindi l’intero sistema parlamentare russo, ma la presenza delle regioni ucraine occupate aggiunge una dimensione internazionale alla competizione elettorale. Per Kiev, la partecipazione dei territori occupati rende il voto ancora più problematico; per Mosca, invece, rappresenta la conseguenza della propria decisione di considerare quelle regioni parte integrante della Federazione.

Scontro sul voto

Lo scontro sul voto mostra così quanto la questione territoriale continui a occupare un ruolo centrale nella guerra e nella diplomazia europea. L’Ucraina ha chiesto agli altri Paesi di non attribuire alcun riconoscimento alle consultazioni organizzate nelle aree occupate, mentre l’Unione europea ha già chiarito che non riconoscerà né lo svolgimento del voto in quei territori né i risultati che ne deriveranno. La Russia, dal canto suo, prosegue il processo elettorale secondo le proprie regole e mantiene la pretesa di esercitare la propria autorità sulle regioni che ha dichiarato annesse.

Il risultato politico della consultazione potrà quindi avere valore per l’ordinamento interno russo, ma non cambia la posizione dell’Ucraina e dell’Unione europea sullo status dei territori occupati. La distanza tra le due interpretazioni rimane profonda e conferma quanto il tema dei confini e della sovranità rappresenti uno dei principali ostacoli nel percorso verso una soluzione del conflitto.

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