martedì 28 Luglio 2026

Torselli: “Mercato digitale più semplice, ma Bruxelles non cancelli investimenti e peculiarità nazionali”

Di La Sintesi Online
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() – Il Digital Networks Act segna un cambio di passo nella europea, perché mette competitività e attrazione degli investimenti al centro del nuovo quadro per le telecomunicazioni. Ma l’armonizzazione del mercato non deve trasformarsi in un accentramento delle decisioni nella . È la posizione espressa da Torselli, europarlamentare di Fratelli d’Italia e shadow rapporteur del Dna, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia. 

Il punto più delicato riguarda la gestione dello spettro, le licenze e il ruolo finale di . Per Torselli, sarebbe stato più comprensibile rafforzare un organismo tecnico; la proposta affida invece maggiori poteri alla , che è un organo politico. Il rischio è che l’uniformità europea non tenga conto delle peculiarità nazionali, degli investimenti già realizzati e delle eccellenze sviluppate dai singoli Paesi. 

L’Italia, ha ricordato, ha costruito competenze avanzate in cybersicurezza, cloud e tecnologie quantistiche. Difenderle non significa opporsi al mercato unico o conservare tecnologie obsolete. Significa riconoscere che imprese e istituzioni hanno investito rispettando il quadro normativo vigente e che una nuova disciplina non può cancellare senza transizione ciò che è stato costruito. 

Torselli ha comunque riconosciuto gli elementi positivi del Dna. La semplificazione delle e la riduzione della frammentazione tra 27 mercati possono rendere l’Europa più attrattiva. Competitività e investimenti sono parole che, fino a pochi anni fa, avevano uno spazio molto più limitato nel dibattito dell’Unione. 

Più prudente il giudizio sugli obiettivi industriali nei semiconduttori. Pensare che l’Europa possa diventare protagonista nel giro di cinque o sette anni nei chip neurali e per l’intelligenza artificiale appare, secondo l’europarlamentare, eccessivamente ambizioso. La direzione è corretta, ma tempi e strumenti devono essere credibili. 

Anche la transizione delle reti richiede gradualità. Il passaggio alla fibra e al 5G è condivisibile, ma parlare già di 6G rischia di anticipare una fase mentre il 5G non è ancora pienamente realizzato. Il Dna deve prevedere una roadmap per tappe, con attenzione alle aree interne e rurali, che rappresentano una parte molto ampia del territorio europeo. 

La chiave politica indicata da Torselli è il principio di sussidiarietà. La discussione non dovrebbe essere ridotta alla perdita di sovranità nazionale o agli incassi delle aste per le frequenze. Il tema è stabilire a quale livello una decisione possa essere presa nel modo più efficace, preservando quanto gli Stati hanno già fatto bene. 

Nel rapporto tra politica e tecnica, Torselli ha invitato entrambe a rispettare il proprio ruolo. La politica deve fissare obiettivi e direzione; i tecnici devono scegliere gli strumenti più adeguati, mantenendo neutralità tecnologica. Quando la politica si innamora di una specifica, come avvenuto nel dibattito sull’, rischia di confondere il fine con il mezzo. 

Allo stesso modo, la struttura tecnica della Commissione non può sostituirsi alla decisione politica. Una macchina europea già complessa e lenta deve recuperare contatto con la realtà industriale e sociale. Il Dna può essere un’occasione per rendere il mercato più semplice e moderno, a condizione che la centralizzazione non diventi il prezzo da pagare per l’armonizzazione. 

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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