Nel quinquennio 2021-2026 l’Italia ha registrato 1,6 milioni di occupati in più, raggiungendo la quota record di 24,37 milioni di lavoratori e facendo scendere il tasso di disoccupazione al 5,8%. Tuttavia, la narrazione del successo rivendicata dalla maggioranza di governo si scontra con una realtà strutturale: l’incremento del lavoro «stabile» ha premiato in misura prevalente le fasce anagrafiche più avanzate. Due i fattori decisivi: la stretta sulle politiche previdenziali, che allunga la permanenza dei lavoratori senior ritardando l’uscita per raggiungere i minimi contributivi, e il generale invecchiamento della forza lavoro. Nel frattempo, il tasso di occupazione generale resta tra i più bassi d’Europa al 63,2%, la disoccupazione giovanile sale al 18,9% e nel lavoro femminile aumenta la precarietà.
Salari stagnanti, tassi BCE e la trappola delle Partite Iva
A gettare un’ombra sul quadro economico è l’inflazione al 3,2%, spinta dai rincari energetici e dalle tensioni internazionali. L’aumento dei tassi d’interesse di un quarto di punto deciso dalla Banca Centrale Europea rischia di peggiorare gli effetti dell’inflazione — dovuta all’energia e ai profitti, non ai salari — e di appesantire il costo del maxi-debito pubblico. I rinnovi contrattuali non sono bastati a recuperare l’inflazione cumulata dal 2022. Parallelamente si registra un balzo del 7,1% del lavoro autonomo, con 200 mila Partite Iva in più nel 2026: una scelta usata di frequente dalle imprese per esternalizzare a basso costo, che spesso condanna chi non è imprenditore a condizioni di vera e propria sussistenza.
La percezione della povertà e il sacrificio delle famiglie
L’effetto combinato di prezzi alti e stipendi insufficienti trova riscontro nei dati del Barometro 2026 Ipsos-Secours populaire. L’indagine evidenzia come il 29% degli europei viva in condizioni di precarietà e il 43% tema il declino sociale. In Italia questo dato sale drammaticamente: il 63% della popolazione dichiara di temere l’impoverimento. Inoltre, il 73% degli italiani giudica il proprio reddito inadeguato a fronteggiare i rincari e l’83% si sente precario, una condizione che spinge molte famiglie a tagliare i consumi essenziali per le bollette, a privare i figli del necessario e persino a saltare i pasti.
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