giovedì 13 Agosto 2026
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Governo, stretta sui furbetti delle targhe estere, Salvini risponde in Senato

Il fenomeno delle auto e degli scooter immatricolati soprattutto in Polonia e Bulgaria torna al centro dell’attenzione istituzionale: secondo i dati richiamati in Senato, nel 2025 circa 35 mila dei 53 mila veicoli esteri censiti in Italia risultavano concentrati nell’area di Napoli

Di Redazione
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Il fenomeno delle cosiddette targhe estere torna al centro dell’attenzione delle istituzioni, con particolare riferimento alla Campania e alla provincia di Napoli. La questione riguarda quei veicoli che risultano immatricolati in altri Paesi, soprattutto Polonia e , ma che in alcuni casi circolano stabilmente sul territorio italiano. Il tema è arrivato in Parlamento attraverso un’interrogazione presentata dai senatori di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli e Alberto Balboni, che hanno chiesto al Governo di intervenire per verificare l’effettiva portata del fenomeno e contrastare eventuali comportamenti irregolari.Secondo i dati relativi al 2025 richiamati nell’interrogazione parlamentare, il Registro nazionale veicoli esteri avrebbe censito circa 53 mila veicoli con targhe estere in Italia, dei quali circa 35 mila nell’area di Napoli. Nel conteggio rientrano automobili di valore elevato, SUV, scooter e altri mezzi. Numeri che hanno alimentato l’attenzione sul fenomeno, soprattutto perché una presenza così consistente in una singola area geografica può indicare non soltanto una scelta legata alla mobilità internazionale, ma anche l’utilizzo di sistemi societari, contrattuali o documentali che meritano verifiche puntuali.

Il nodo dell’esterovestizione

Il termine esterovestizione, in questo contesto, indica l’utilizzo di un veicolo formalmente riconducibile a un soggetto o a una realtà estera mentre una persona residente in Italia lo utilizza di fatto in modo continuativo. La normativa italiana prevede regole precise per la circolazione dei veicoli immatricolati all’estero da parte di nel nostro Paese. L’articolo 93- del Codice della strada disciplina infatti la materia e stabilisce specifiche condizioni e limiti, prevedendo anche obblighi di registrazione in determinati casi.

Il problema nasce quando gli strumenti previsti dalla normativa per consentire una legittima circolazione internazionale diventano, secondo le contestazioni sollevate in Parlamento, uno strumento per aggirare obblighi fiscali, amministrativi o assicurativi. L’interrogazione richiama in particolare il ricorso a procure fittizie attraverso le quali cittadini italiani potrebbero utilizzare veicoli formalmente intestati a soggetti stranieri. In simili situazioni, le autorità devono verificare concretamente chi utilizza il mezzo, quale rapporto giuridico esista tra il conducente e il proprietario e se la documentazione presentata corrisponda alla situazione reale.

Il tema non riguarda quindi la semplice presenza di una targa straniera sulle strade italiane. Una targa estera non costituisce di per sé un’irregolarità. La questione riguarda piuttosto i casi nei quali il veicolo opera stabilmente in Italia senza rispettare le condizioni previste dalla legge oppure quando l’immatricolazione all’estero serve a costruire artificiosamente una situazione giuridica diversa da quella reale. Proprio per questo motivo, i devono distinguere le situazioni perfettamente legittime dagli eventuali meccanismi elusivi.

Multe, bollo e nel mirino

Tra le motivazioni indicate nell’iniziativa parlamentare compare anche la possibilità di utilizzare l’immatricolazione estera per rendere più difficile la notifica delle contravvenzioni, evitare il pagamento del bollo o sottrarsi agli obblighi relativi alla revisione dei veicoli. A questi aspetti si aggiunge quello assicurativo, particolarmente delicato in una realtà come quella napoletana, dove i premi della responsabilità civile possono raggiungere livelli molto elevati rispetto ad altre zone d’Italia.

Proprio il costo delle polizze rappresenta uno degli elementi che alimentano il dibattito. L’interrogazione evidenzia infatti come la differenza dei premi assicurativi possa incentivare alcuni automobilisti a cercare soluzioni alternative attraverso l’immatricolazione del mezzo in Paesi dove i costi risultano inferiori. Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, per uno scooter a Napoli il costo annuale dell’assicurazione può arrivare a livelli prossimi a cinque volte quelli registrati in altre aree del Paese.

La questione, tuttavia, non può ridursi al solo prezzo delle assicurazioni. Un sistema che consenta a un veicolo utilizzato stabilmente in Italia di sottrarsi agli obblighi previsti per i mezzi immatricolati nel nostro Paese può creare una disparità tra chi rispetta integralmente le regole e chi invece riesce a ridurre i propri costi attraverso meccanismi artificiosi. Il tema diventa quindi anche una questione di concorrenza, equità fiscale e stradale.

Il rischio di circuiti economici opachi

L’interrogazione parlamentare introduce inoltre un elemento particolarmente delicato: il possibile collegamento tra alcuni meccanismi di esterovestizione e circuiti economici opachi. I senatori Sergio Rastrelli e Alberto Balboni hanno chiesto al Governo di verificare anche questa eventualità, evidenziando la possibilità che alcuni sistemi possano favorire attività difficilmente tracciabili. Il documento parlamentare parla di una ragionevole necessità di accertare se determinati circuiti possano avere collegamenti con fenomeni criminali organizzati.

Si tratta di un punto che richiede particolare prudenza. La presenza di una targa estera non dimostra alcun collegamento con la criminalità e non consente automaticamente di considerare irregolare il proprietario o il conducente. Gli eventuali profili criminali devono emergere soltanto attraverso accertamenti concreti delle autorità competenti. Il tema sollevato in Parlamento riguarda dunque la necessità di individuare eventuali anomalie e comprendere se dietro una parte del fenomeno possano esistere strutture organizzate per aggirare sistematicamente le norme.

La questione assume inoltre una dimensione economica. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, l’esterovestizione dei veicoli può determinare una riduzione delle entrate legate all’IVA sull’acquisto dei mezzi, alle imposte di immatricolazione, ai tributi locali e regionali e alle di possesso. Anche il settore assicurativo può risentire del fenomeno, soprattutto quando una parte dei premi relativi ai veicoli utilizzati in Italia finisce per essere collegata a sistemi assicurativi esteri.

Controlli e tracciabilità per fermare gli

Il contrasto agli abusi passa quindi dalla capacità delle amministrazioni di incrociare le informazioni disponibili e verificare la reale situazione dei veicoli. Le autorità possono confrontare i dati relativi all’immatricolazione, alla residenza del conducente, alla proprietà del mezzo, ai di noleggio o leasing e alla registrazione nel Registro dei veicoli esteri. Un controllo efficace deve concentrarsi soprattutto sui casi nei quali emergono incongruenze tra la documentazione e l’utilizzo effettivo del veicolo.

La normativa italiana ha già introdotto nel tempo diverse misure per limitare l’utilizzo irregolare delle targhe straniere. Il quadro attuale prevede condizioni specifiche per i residenti in Italia che utilizzano veicoli immatricolati all’estero e impone determinati adempimenti nei casi previsti dalla legge. Le autorità possono quindi intervenire quando riscontrano una violazione delle condizioni di circolazione oppure quando la documentazione non rispecchia il reale rapporto tra conducente, proprietario e veicolo.

La stretta sui controlli assume così un significato più ampio rispetto alla semplice lotta ai cosiddetti “furbetti”. L’obiettivo è garantire che le regole valgano allo stesso modo per tutti, evitando che strumenti nati per favorire la mobilità all’ dell’Unione europea diventino, in alcuni casi, un mezzo per sottrarsi agli obblighi italiani. Allo stesso tempo, occorre tutelare chi utilizza legittimamente un veicolo straniero e impedire che i controlli trasformino una situazione perfettamente regolare in un sospetto generalizzato.

Il caso di Napoli resta comunque particolarmente significativo per la quantità di veicoli esteri indicata nei dati richiamati in Parlamento. L’attenzione delle istituzioni si concentra ora sulla necessità di comprendere la natura del fenomeno, distinguendo le normali forme di mobilità internazionale dagli eventuali schemi organizzati di elusione. Controlli più puntuali, maggiore tracciabilità e collaborazione tra le amministrazioni rappresentano gli strumenti centrali per individuare gli abusi e garantire maggiore trasparenza nel settore.

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