venerdì 14 Agosto 2026
Gaza dimenticata

Gaza e Medio Oriente, l’UE ribadisce la richiesta di aiuti e pace

Bruxelles chiede accesso umanitario immediato e senza ostacoli, tutela dei civili, rispetto del diritto internazionale

Di Redazione
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La situazione nella Striscia di continua a rappresentare uno dei dossier più complessi per la politica estera dell’Unione europea. Bruxelles mantiene alta l’attenzione sulla crisi umanitaria e sulla necessità di garantire alla popolazione civile un accesso stabile agli essenziali. Il , nelle conclusioni più recenti dedicate al , ha espresso profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione a Gaza e in Cisgiordania, sottolineando l’urgenza di intervenire per ridurre le sofferenze della popolazione civile e creare le condizioni necessarie per una pace duratura.

La posizione europea mette in primo la necessità di consentire l’ingresso e la distribuzione continua di assistenza umanitaria su larga scala. L’ chiede inoltre che le Nazioni Unite, le loro agenzie e le organizzazioni umanitarie possano operare in modo indipendente e imparziale. Secondo Bruxelles, la protezione della popolazione civile deve rimanere una priorità assoluta e tutte le parti devono rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario.

Valichi, aiuti e corridoi umanitari

Tra le europee figura anche la riapertura dei valichi di frontiera della Striscia e del corridoio medico tra Gaza e la Cisgiordania. L’Unione europea considera questi strumenti essenziali per consentire il trasferimento delle persone che necessitano di cure e per rendere più efficace la distribuzione degli aiuti. Bruxelles sostiene inoltre l’importanza di permettere l’accesso dei media internazionali alla Striscia e chiede condizioni che consentano alle organizzazioni umanitarie di svolgere il proprio lavoro senza ostacoli.

Il tema degli aiuti si intreccia con quello della ricostruzione. L’Unione europea ha confermato la volontà di contribuire alla futura ricostruzione e al rinnovamento di Gaza, mantenendo come riferimento il diritto internazionale. In questo quadro Bruxelles continua a sostenere anche l’Autorità palestinese e il suo programma di riforme, con l’obiettivo di favorire condizioni che permettano all’Autorità di assumere nuovamente un controllo effettivo e sicuro della Striscia.

Il nodo politico resta la soluzione dei due Stati

La diplomazia europea non limita però la propria posizione alla dimensione umanitaria. Il dossier Gaza riguarda anche il futuro assetto politico del Medio Oriente e, per l’Unione europea, la prospettiva di una pace stabile passa dalla soluzione dei due Stati. Bruxelles continua a sostenere la prospettiva di due Stati democratici, Israele e Palestina, capaci di vivere fianco a fianco in condizioni di pace e sicurezza, entro confini riconosciuti.

Il Consiglio europeo ha inoltre richiamato la necessità di dare piena attuazione al cessate il fuoco e alle altre disposizioni previste dalla risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nel quadro delineato dai leader europei rientrano anche il disarmo permanente di Hamas e degli altri gruppi armati non statali, il totale ritiro delle forze israeliane dalla Striscia di Gaza e il possibile dispiegamento di una forza internazionale temporanea di stabilizzazione.

La posizione dell’UE contiene anche una netta presa di distanza dall’ipotesi di un controllo israeliano esteso sulla Striscia. Il Consiglio europeo ha infatti dichiarato: “L’Unione europea respinge con fermezza l’annuncio di Israele secondo cui quest’ultimo intende controllare il 70% del territorio di Gaza”. La dichiarazione evidenzia la distanza tra Bruxelles e qualsiasi prospettiva che possa modificare in modo permanente l’assetto territoriale della Striscia senza un accordo politico complessivo.

Il ruolo dell’Europa tra diplomazia e ricostruzione

L’Unione europea continua quindi a muoversi su più fronti. Da una parte cerca di mantenere alta la diplomatica per la tutela dei civili e per l’accesso agli aiuti; dall’altra prepara il proprio contributo alla fase successiva del conflitto. Bruxelles indica in particolare le proprie missioni nei palestinesi come strumenti attraverso i quali sostenere la sicurezza, la gestione delle frontiere e il rafforzamento delle istituzioni palestinesi.

Tra queste attività figura la missione dell’Unione europea di assistenza alle frontiere per il valico di Rafah, EUBAM Rafah, insieme alla missione di polizia dell’UE per i territori palestinesi, EUPOL COPPS. Il loro ruolo rientra nella strategia europea più ampia che punta a sostenere le istituzioni palestinesi e a creare le condizioni per una gestione futura della Striscia diversa dall’attuale scenario di guerra.

Un altro elemento riguarda le risorse economiche necessarie al funzionamento dell’Autorità palestinese. Il Consiglio europeo ha chiesto a Israele di svincolare le entrate fiscali e doganali trattenute e di estendere i servizi bancari di corrispondenza tra banche israeliane e palestinesi. Secondo Bruxelles, queste misure risultano necessarie per garantire il funzionamento delle istituzioni palestinesi e permettere la continuità dei servizi essenziali destinati alla popolazione.

Un dossier destinato a restare centrale

La questione di Gaza resta dunque al centro della politica estera europea perché unisce emergenza umanitaria, sicurezza regionale, rapporti con Israele, futuro delle istituzioni palestinesi e prospettive di pace. L’UE continua a sostenere la necessità di un percorso politico capace di superare la fase militare e di costruire una soluzione duratura. La posizione di Bruxelles combina quindi la richiesta di protezione dei civili e accesso agli aiuti con il sostegno a un politico che conduca alla nascita di uno Stato palestinese accanto a Israele.

Il quadro rimane tuttavia estremamente complesso. La distanza tra le posizioni degli attori coinvolti, la situazione umanitaria nella Striscia, le questioni legate alla sicurezza israeliana, il futuro di Hamas e il controllo politico di Gaza rendono difficile individuare una soluzione immediata. L’Unione europea continua comunque a considerare la diplomazia, l’assistenza umanitaria e il sostegno alla ricostruzione come strumenti fondamentali per affrontare una crisi che ormai coinvolge direttamente gli equilibri dell’intero Medio Oriente.

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