domenica 16 Agosto 2026

Trump e Putin, un anno dopo Anchorage la pace resta lontana

I negoziati hanno prodotto pochi risultati concreti, le offensive continuano e il bilancio delle vittime civili torna a crescere

Di Redazione
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È trascorso un anno dall’incontro di Anchorage tra Trump e , ma la promessa di una svolta nella guerra in Ucraina non ha trovato conferma nei fatti. Il 15 agosto 2025 i due presidenti si incontrarono in Alaska per discutere la possibilità di porre fine al conflitto, in un vertice seguito con grande attenzione internazionale. Dopo quasi tre ore di colloqui, però, Trump e Putin non annunciarono alcun cessate il fuoco e non presentarono un accordo di pace. Il americano parlò di progressi, mentre il leader russo sostenne che i colloqui avessero creato una base per proseguire il confronto. A distanza di dodici mesi, tuttavia, la guerra continua e la diplomazia non è riuscita a trasformare quel vertice in una soluzione politica concreta.

Il vertice che avrebbe dovuto aprire una

Anchorage aveva assunto un valore politico enorme proprio perché Trump aveva presentato il rapporto diretto con Putin come uno strumento decisivo per arrivare alla fine della guerra. Il summit avrebbe dovuto creare le condizioni per un successivo confronto più ampio, eventualmente con la partecipazione di Volodymyr Zelensky. La riunione, però, si concluse senza una tregua. Trump ammise di non aver raggiunto l’obiettivo finale e pronunciò una frase che fotografò l’esito dell’incontro: “Non c’è accordo finché non c’è un accordo”. Nei mesi successivi, Mosca cercò di attribuire all’incontro un significato più ampio, parlando dello “spirito di Anchorage” e sostenendo l’esistenza di intese maturate durante il colloquio. Kiev, invece, non accettò l’idea di dover cedere territori come condizione per arrivare alla pace.

Un anno di senza una svolta

Nei dodici mesi successivi, il confronto diplomatico ha attraversato diverse fasi senza produrre la svolta auspicata. Russia, Ucraina e Stati Uniti hanno mantenuto canali di comunicazione e hanno discusso diverse ipotesi per interrompere le ostilità, ma le distanze sulle questioni fondamentali sono rimaste profonde. Mosca continua a rivendicare condizioni territoriali e politiche che Kiev considera incompatibili con la propria sovranità, mentre l’Ucraina insiste sulla necessità di una soluzione che non trasformi le conquiste militari russe in un riconoscimento politico definitivo.

Nel giugno 2026 il aveva espresso la volontà di riprendere i contatti con gli inviati americani Steve e Jared Kushner, che in quel momento concentravano la loro attività diplomatica sulla crisi con l’Iran. Anche questo elemento mostra quanto il quadro internazionale abbia complicato ulteriormente il dossier ucraino. L’amministrazione Trump ha dovuto infatti gestire contemporaneamente più crisi internazionali, mentre la guerra tra Russia e Ucraina ha continuato a richiedere risorse militari, diplomatiche e finanziarie.

Il fronte rallenta, ma la guerra non arretra

Sul campo di battaglia, la situazione appare diversa rispetto alle grandi avanzate territoriali dei primi anni dell’invasione. Le linee del fronte hanno registrato movimenti più limitati nel 2026, ma questo non significa che il conflitto abbia perso intensità. La Russia continua a condurre operazioni offensive soprattutto nel sud-est dell’Ucraina e il ministero della Difesa russo ha rivendicato la conquista di 19 insediamenti durante la campagna estiva nelle di Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia. Le autorità ucraine contestano le rivendicazioni russe e Volodymyr Zelensky ha sostenuto che le forze ucraine abbiano recuperato ampie porzioni di territorio precedentemente occupato nel corso dell’anno.

Parallelamente, Kiev ha intensificato gli attacchi a lunga distanza contro obiettivi situati all’interno della Russia. Il 15 agosto le autorità russe hanno denunciato un massiccio attacco con droni, mentre Zelensky ha rivendicato operazioni contro infrastrutture considerate strategiche per la capacità militare russa. La guerra, quindi, non resta confinata alla linea del fronte: missili, droni e bombardamenti continuano a colpire aree molto lontane dalle zone direttamente interessate dai combattimenti terrestri.

Il prezzo più alto continua a pagarlo la popolazione civile

Il dato più drammatico riguarda proprio i civili. Secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite, luglio 2026 ha registrato in Ucraina il bilancio mensile di vittime civili più alto dal maggio 2022, con almeno 437 persone uccise e 2.610 ferite. L’aumento rispetto al mese precedente ha sfiorato il 30 per cento. Missili, droni a lunga distanza e bombe plananti hanno provocato una parte significativa delle vittime, colpendo anche grandi centri urbani lontani dalle zone del combattimento.

La situazione è rimasta drammatica anche nei giorni immediatamente precedenti l’ di Anchorage. Il 14 agosto un attacco russo con droni nella regione di Sumy ha ucciso una donna di 29 anni e il figlio di nove anni. Il 16 agosto, nelle prime ore del mattino, nuovi attacchi russi hanno colpito Kiev, provocando incendi e feriti. Allo stesso tempo, una massiccia offensiva con droni ucraini ha raggiunto diverse aree della Russia, provocando vittime e danni. La spirale delle ritorsioni continua quindi a coinvolgere direttamente la popolazione civile di entrambe le parti.

Il nodo politico resta irrisolto

A un anno da Anchorage, il problema centrale non riguarda soltanto la possibilità di organizzare nuovi incontri diplomatici, ma soprattutto la distanza tra le condizioni richieste da Mosca e quelle accettabili per Kiev. Un cessate il fuoco richiederebbe infatti un’intesa sui territori occupati, sulle garanzie di sicurezza dell’Ucraina e sul futuro rapporto tra Kiev, Stati Uniti, Europa e NATO. Nessuno di questi nodi ha trovato una soluzione condivisa.

Donald Trump continua a sostenere la necessità di arrivare alla fine della guerra e l’Ucraina ha recentemente consegnato ai negoziatori americani nuove proposte per cercare una soluzione. Volodymyr Zelensky ha però sottolineato che può svolgere un ruolo determinante soprattutto aumentando la pressione sulla Russia e rafforzando la difesa aerea ucraina. Nel frattempo, Mosca continua a combinare iniziativa militare e pressione diplomatica, mentre Kiev cerca di compensare le difficoltà sul fronte con una crescente capacità di colpire in profondità il territorio russo.

Il bilancio di questo primo anniversario, dunque, appare lontano dalle aspettative create dall’incontro in Alaska. Anchorage non ha aperto la strada alla pace definitiva e non ha prodotto un cessate il fuoco duraturo. Dopo un anno, i negoziati restano possibili, i contatti tra le parti non sono completamente scomparsi e gli Stati Uniti continuano a cercare un ruolo centrale nella ricerca di una soluzione. Sul terreno, però, le armi continuano a parlare. E mentre il fronte resta relativamente lento nei suoi spostamenti, la guerra mantiene una capacità devastante di colpire città, infrastrutture e civili. L’anniversario del vertice tra Trump e Putin restituisce così un’immagine opposta a quella sperata nell’estate del 2025: la diplomazia non è morta, ma la pace resta ancora lontana.

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