mercoledì 19 Agosto 2026

Trump posta mappa di Hormuz: “Nuovo territorio Usa”. Iran: “Stretto chiuso fino a revoca blocco navale e sanzioni”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Il presidente americano non abbandona l’idea – annunciata durante un intervento a New York venerdì scorso e ribadita ieri nello Studio Ovale – di rendere lo Stretto di Hormuz territorio statunitense. In un post su Truth Social, il tycoon ha pubblicato una mappa della via marittima strategica, contrassegnata come “nuovo territorio degli Usa”. 

 

Lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non soddisferanno le condizioni del memorandum d’intesa che il presidente americano Donald Trump ha firmato lo scorso 17 giugno con l’Iran. Lo ha dichiarato il principale negoziatore di , Mohammad Bagher Ghalibaf, citato dai media statali iraniani. 

In particolare, ha precisato Ghalibaf, per la riapertura di Hormuz sarà necessaria la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni imposti dagli Usa, nonché lo sblocco dei beni iraniani che sono stati congelati. 

Il Qatar aspetta intanto un accordo tra Iran e Oman sullo Stretto prima di riprendere i negoziati più tra Washington e Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari, riferisce ‘Al Jazeera’, ha affermato durante una conferenza stampa che i Paesi impegnati nella mediazione tra Iran e Stati Uniti torneranno a lavorare per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e per riavviare il dialogo tra le due parti, dopo che Iran e Oman avranno annunciato un accordo bilaterale sul transito attraverso lo Stretto. Il Qatar ha riferito nei giorni scorsi che i negoziati tra Iran e Oman sulla riapertura di Hormuz hanno raggiunto una fase avanzata, con discussioni tecniche sulle rotte di navigazione. 

 

Una commerciale è stata intanto colpita oggi, 18 agosto, da un ‘proiettile non identificato’ nel corso del transito in uscita dallo Stretto di Hormuz. Lo rende noto via social l’Operazione commerciale marittima del Regno Unito (Ukmto), organismo britannico che raccoglie e diffonde allerte sulla sicurezza della navigazione mercantile, dando di una segnalazione ricevuta dalla nave stessa. Il proiettile ha causato danni alla sala macchine della nave e provocando un ferito tra l’equipaggio, aggiunge l’agenzia, riferendo che gli altri membri dell’equipaggio stanno attualmente ricevendo assistenza dalla Guardia Costiera dell’Oman e che al momento non è stato segnalato alcun impatto di tipo ambientale. 

I transiti navali attraverso lo Stretto sono intanto rimasti a una sola cifra ieri, giorno della scadenza del memorandum tra Usa e Iran siglato a giugno, nonostante un leggero aumento rispetto al fine settimana. Lo si apprende dai dati preliminari sul traffico marittimo di Kpler, rilanciati da diversi media internazionali, che mostrano come sei sole navi mercantili abbiano attraversato lo Stretto ieri, tre in entrata e tre in uscita. 

Secondo i dati forniti da Kpler, la media degli ultimi 10 giorni è di 11 navi al giorno. Sabato tre navi hanno transitato dallo Stretto di Hormuz, domenica solo due, e nessuna di queste era una superpetroliera o nave gasiera per il trasporto del liquefatto, anche se alcune imbarcazioni potrebbero attraversare lo stretto con i transponder spenti e non sono dunque considerate nel conteggio. 

 

Gli Stati Uniti non intendono estendere il memorandum d’intesa con l’Iran. Trump, parlando nello Studio Ovale allo scadere ieri della tregua, ha definito Teheran “in grossa difficoltà”, citando un’inflazione alle stelle nel Paese e sostenendo che “il loro esercito è piegato, ormai sconfitto”. Il presidente americano ha ribadito anche l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz “territorio degli Stati Uniti”, rivendicando un “controllo totale”sulla rotta strategica. 

La nuova minaccia di Trump di “bombardare pesantemente” l’Oman se “si metterà in mezzo” segna un’ulteriore escalation nei confronti di un partner considerato cruciale nel . Non è la prima volta: già a maggio aveva avvertito che il sultanato avrebbe dovuto “comportarsi come tutti gli altri” o gli Stati Uniti sarebbero stati costretti a “farlo saltare in aria”. 

 

Intanto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha definito “sospetto” l’attacco con droni avvenuto ieri contro l’ufficio del primo ministro del regionale del Kurdistan iracheno, Masrour Barzani, nonché la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza e intelligence della regione. Lo riporta il Times of Israel, ricordando come Barzani abbia affermato che i droni erano iraniani e descritto gli attacchi come “una pericolosa escalation e una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità della regione del Kurdistan”. 

Come scrive l’agenzia di stampa statale iraniana Irna, Baghaei ha dichiarato che l’attacco all’ufficio di Barzani è uno “sviluppo altamente sospetto” che richiede , messo in guardia contro “piani sinistri da parte dei nemici di Iran e Iraq” e affermato che i funzionari iracheni avevano avvertito di attacchi “false flag” pianificati nel Paese, sostenendo che attori ostili miravano a danneggiare le relazioni. 

Sullo sfondo vi sono le indiscrezioni di stampa secondo cui i funzionari curdi avrebbero fatto da canale di comunicazione segreto tra la Casa Bianca e le autorità iraniane. Domenica la testata statunitense ha riportato che gli Usa hanno aggirato i negoziatori iraniani e mantenuto un canale di comunicazione segreto con i Pasdaran iraniani attraverso funzionari curdi, nell’ambito degli sforzi per porre fine alla guerra. 

 

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