Dieci anni dopo, la ferita resta visibile
Alle 3.36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo 6.0 colpì l’Appennino centrale e cambiò per sempre la storia di Amatrice. Il terremoto provocò 299 vittime complessive tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, con 237 morti nella sola Amatrice. La sequenza sismica proseguì nei mesi successivi con altre forti scosse e colpì un territorio molto ampio tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. A dieci anni di distanza, la città conserva ancora i segni di quella notte. Il centro storico mostra cantieri, edifici da ricostruire, impalcature e spazi che attendono una nuova vita. La torre civica, rimasta in piedi dopo il sisma, continua a rappresentare uno dei simboli più riconoscibili di una comunità che non vuole perdere la propria identità.
Il tempo trascorso non ha cancellato il dolore e non ha neppure concluso il percorso della ricostruzione. Amatrice resta uno dei cantieri più complessi e simbolici del sisma del 2016, ma negli ultimi anni diversi interventi hanno finalmente raggiunto una fase concreta. Il quadro aggiornato della ricostruzione indica un avanzamento complessivo, tra opere pubbliche e private, intorno al 40 per cento. Nel territorio comunale risultano attivi numerosi cantieri, dal centro storico alle 69 frazioni, mentre centinaia di interventi privati hanno già raggiunto la conclusione. Il percorso, tuttavia, procede ancora tra difficoltà tecniche, procedure amministrative e problemi legati alla disponibilità di abitazioni e servizi.
Il centro storico prova a tornare alla vita
Uno dei segnali più recenti arriva da Corso Umberto I, riaperto dopo dieci anni. La nuova strada rappresenta molto più di un intervento sulla viabilità: consente infatti di ripristinare un collegamento fondamentale e permette alla ricostruzione di avanzare anche nella parte settentrionale del centro. Intorno restano numerosi cantieri, ma la riapertura restituisce alla città un tratto della propria quotidianità. Le opere comprendono anche nuovi collegamenti viari e un sistema destinato a collegare il centro storico con l’area dell’ospedale e con il parcheggio multipiano, creando condizioni più favorevoli per il futuro reinsediamento di residenti e attività economiche.
La ricostruzione privata rappresenta un altro tassello fondamentale. Ad Amatrice risultano presentate circa 1.500 richieste di contributo e il territorio conta centinaia di interventi già avviati. Al 28 maggio 2026 risultavano attivati 828 interventi di riparazione e ricostruzione, con 348 cantieri conclusi. Gli interventi hanno già consentito il recupero di migliaia di edifici e unità immobiliari. Nel centro storico, inoltre, il percorso coinvolge decine di aggregati edilizi ed edifici singoli. La ricostruzione, quindi, non riguarda soltanto le facciate o le abitazioni, ma punta a ricomporre un tessuto urbano capace di accogliere nuovamente famiglie, imprese e attività commerciali.
Ospedale, municipio e servizi: i cantieri strategici
Tra le opere più importanti spicca il nuovo ospedale Grifoni, considerato strategico per i servizi sanitari dell’area. I lavori hanno raggiunto una fase avanzata, con l’edificio che prende forma e con l’attenzione concentrata sulle finiture, sugli impianti e sulle dotazioni necessarie all’avvio della struttura. Anche il nuovo municipio rappresenta un intervento centrale per la rinascita della città: le strutture principali risultano completate e il programma prevede l’ultimazione entro la fine del 2026. Accanto a queste opere avanzano interventi sulla viabilità, sulle urbanizzazioni e su diversi edifici pubblici e religiosi.
Tra i progetti che guardano maggiormente alla dimensione sociale emerge Casa Futuro, il grande intervento nell’ex complesso Don Minozzi. Il progetto ideato da Stefano Boeri interessa un’area di circa 50mila metri quadrati e prevede un investimento complessivo di 54,7 milioni di euro. Il complesso comprende quattro corti, pensate per ospitare funzioni civiche, culturali, formative e sociali. Il progetto punta quindi a creare un luogo capace di accogliere persone e attività, non soltanto a recuperare edifici danneggiati. Il completamento dell’opera punta al 2027 e rappresenta uno degli interventi più significativi della nuova fase della ricostruzione.
La ricostruzione deve affrontare anche lo spopolamento
La sfida di Amatrice non riguarda però soltanto mattoni, strade e cantieri. Il futuro della comunità dipende anche dalla capacità di riportare persone, lavoro e servizi sul territorio. Molti giovani hanno lasciato la zona negli anni successivi al terremoto e numerose famiglie hanno dovuto costruire altrove la propria quotidianità. La presenza delle soluzioni abitative temporanee testimonia ancora oggi le conseguenze concrete della lunga ricostruzione. Per chi è rimasto, il ritorno alla normalità significa quindi poter trovare una casa, frequentare una scuola, lavorare, fare acquisti e vivere il paese senza dover dipendere continuamente dai centri vicini.
In questo scenario anche la ripresa delle attività economiche assume un valore particolare. Ristoranti, negozi, strutture ricettive e attività artigianali cercano di tornare a occupare uno spazio nella vita quotidiana di Amatrice. Tra le storie recenti c’è quella di Daniele Mosca, che ha riportato la propria gelateria nel territorio dopo aver dovuto ricominciare altrove. Esperienze come questa mostrano quanto il rilancio economico possa accompagnare la ricostruzione materiale. Una città può tornare a vivere davvero soltanto quando i cantieri lasciano spazio alle persone, alle attività e alle relazioni.
La memoria resta al centro del decennale
Nel decennale del terremoto, Amatrice torna così al centro dell’attenzione nazionale con una domanda che riguarda non soltanto il passato, ma soprattutto il futuro. Giorgio Cortellesi, sindaco della città, ha sottolineato che «la vera ricostruzione è iniziata da tre anni», indicando negli ultimi anni un cambio di passo rispetto alla fase precedente. La frase sintetizza una posizione che convive con la consapevolezza delle difficoltà ancora presenti: il lavoro è ripartito, ma la città deve completare un percorso lungo e complesso.
Il decimo anniversario rappresenta quindi un momento di memoria, ma anche un’occasione per verificare quanto resta da fare. Amatrice non è più soltanto l’immagine delle macerie della mattina del 24 agosto 2016. Oggi accanto alle ferite esistono nuovi edifici, strade riaperte, attività che ripartono e grandi cantieri destinati a cambiare il volto del paese. Allo stesso tempo, molte persone attendono ancora una casa definitiva e il centro storico deve recuperare una piena funzione urbana. Dieci anni dopo il terremoto, la rinascita di Amatrice continua: non come un capitolo già concluso, ma come un percorso ancora aperto, nel quale la ricostruzione fisica e quella sociale devono procedere insieme.
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