Donald Trump ha sferrato un violento attacco contro la gestione del tentato assassinio subito durante il comizio a Butler, in Pennsylvania. Attraverso un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente americano ha messo nel mirino la passata amministrazione guidata da Joe Biden e la leadership dell’Fbi, sostenendo che le indagini sulle falle di sicurezza dell’evento siano state volontariamente manipolate. Secondo la ricostruzione del tycoon, l’intero operato dell’agenzia federale sarebbe stato viziato da omissioni volte a coprire le falle nell’azione contro il killer.
Le accuse di alterazione e occultamento dei dati
Al centro delle contestazioni di Trump c’è la gestione delle informazioni raccolte subito dopo il drammatico episodio di Butler. Il leader repubblicano ha dichiarato che, al momento del suo insediamento ufficiale il 20 gennaio, una quota consistente dei dossier e dei rilievi investigativi risultava mancante, alterata o del tutto cancellata. L’emergere di nuovi elementi contornati da “dettagli appena scoperti” ha spinto Trump ad accusare il Bureau di non aver rivelato a tempo debito gli aspetti cruciali dell’inchiesta, sollevando interrogativi sulle motivazioni che avrebbero ritardato la piena trasparenza dell’indagine.
L’ipotesi del complotto politico e il bersaglio Christopher Wray
L’affondo di Trump trascende la semplice critica procedurale per trasformarsi in un’accusa politica esplicita. Il presidente ha definito l’intera catena di errori e mancate rilevazioni un pianificato “complotto dei democratici“, finalizzato a danneggiare la sua corsa elettorale e a determinarne l’estromissione. Un piano che il tycoon ha liquidato come fallito, rivolgendo un monito diretto all’allora direttore dell’Fbi Christopher Wray. Secondo Trump, i vertici dell’agenzia dovrebbero infatti “pagare le conseguenze” per le modalità con cui è stato trattato un attacco che ha sfiorato la tragedia per la democrazia statunitense.
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