L’annuncio del Consiglio dei ministri sull’abolizione del bollo auto e moto per i mezzi di piccola e media potenza incassa il plauso formale dei dodici presidenti di Regione di centrodestra. Attraverso una nota congiunta e le parole del presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, la maggioranza parla di una semplificazione burocratica che azzera i rischi di evasione e stabilizza i flussi garantiti dallo Stato. Di segno opposto la reazione dei governatori d’opposizione, che vedono nella misura un’incursione propagandistica a gamba tesa sulle competenze e sulle risorse locali.
La voragine toscana: 350 milioni persi a fronte di 100 di compensazione
A guidare la carica contro il provvedimento è il presidente della Toscana, Eugenio Giani, che accusa l’esecutivo di aver raggiunto un «livello sconsiderato di demagogia elettorale e malgoverno». Analizzando le cifre, Giani smentisce la narrazione di Palazzo Chigi sui rimborsi integrali: «Si afferma falsamente che si tratta di compensazioni, ma basta leggere il decreto. La Toscana viene privata di entrate per circa 350 milioni di euro, a fronte di un rimborso previsto per poco più di 100 milioni». Un buco netto da 250 milioni che costringerà l’amministrazione a scegliere tra la contrazione dei bilanci e il taglio drastico alle prestazioni.
Le falle del piano Meloni: servizi a rischio per uno spot elettorale
La mossa di Giorgia Meloni nasconde infatti un’insidia sistemica: il governo centrale si intesta il merito politico di ridurre le tasse dei cittadini, ma lo fa cancellando per legge tributi che finanziano direttamente le Regioni, a partire dal Servizio sanitario e dai trasporti locali. Senza coperture statali reali e con calcoli che coprono soltanto un terzo del mancato gettito effettivo, il rischio è che il finto regalo fiscale si traduca in un boomerang per le famiglie, chiamate a pagare l’esenzione del bollo sotto forma di disservizi, attese negli ospedali e tagli alle infrastrutture territoriali.





