L’ingresso di Donald Trump a Gracie Mansion, residenza ufficiale del sindaco di New York Zohran Mamdani, ha il sapore dell’inattesa tregua politica. In città per i lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente degli Stati Uniti ha scelto di varcare la soglia della tana del suo più acceso oppositore ideologico. Al termine del colloquio, Trump si è presentato a sorpresa davanti alle telecamere promuovendo il primo cittadino con un inaspettato attestato di stima: «Spero che sia un grande sindaco, ne ha il potenziale». Un’apertura di credito che travalica gli insulti del passato — con il tycoon che aveva bollato il sindaco come “comunista” e Mamdani che ricambiava definendolo “un despota” — e che dimostra la capacità di entrambi i leader di mettere da parte la contrapposizione ideologica per trattare sui dossier concreti, a partire dal maxi-progetto edilizio Sunnyside Yards nel Queens.
Il calcolo sulle Midterm e lo strappo sui media
Dietro il clima disteso del vertice si celano precisi calcoli politici per la Casa Bianca. Con i sondaggi che prospettano uno scenario da “anatra zoppa” dopo le elezioni di metà mandato, il presidente newyorkese cerca di tessere ponti con l’ala più progressista dei Dem, guidata dal movimento di Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez di cui Mamdani è volto di punta. L’incontro è servito a Trump anche per distogliere l’attenzione dallo scontro aperto con i media tradizionali, rinfocolato dal bando imposto ad emittenti come CNN, MSNBC e Politico. Su questo fronte Mamdani ha mantenuto una posizione di garanzia, rivendicando la presenza della stampa a Gracie Mansion pur senza cercare l’incidente diplomatico. Per Trump, riallacciare i rapporti con la sua città d’origine rappresenta un passaggio chiave per posizionarsi al centro della scena politica in vista di una difficile seconda metà di mandato.





