La maggioranza dei cittadini italiani si schiera apertamente contro la liberalizzazione dell’attività venatoria e respinge il disegno di legge 1552, già approvato in Senato e attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. È quanto emerge chiaramente dai dati della ricerca condotta da Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino, presentata all’attenzione della politica per fare il punto sul sentimento popolare riguardo alla protezione della fauna e dell’ambiente.
Il sondaggio: il 74% vuole limiti o l’abolizione
I numeri del report delineano un orientamento netto e trasversale. Ben il 74% degli intervistati ritiene infatti che la caccia debba essere abolita, fortemente limitata o, al massimo, mantenuta all’interno dei confini stabiliti dalle normative attuali. Di contro, appena il 3% del campione si dice favorevole a una maggiore deregolamentazione del settore.
L’impatto del Ddl 1552 viene giudicato negativamente dalla maggioranza dei cittadini: per il 55% degli intervistati l’approvazione del testo comporterebbe un peggioramento delle tutele attuali, a fronte di un risicato 18% che vi vede un miglioramento. «La biodiversità è veramente un elemento di unione degli italiani. Non bisogna sprecare un momento di unione, il compito della politica dovrebbe essere quello di cercare occasioni per unire», ha sottolineato Pier Giovanni Capellino, presidente della Fondazione.
Sicurezza e tutela animale: un fronte trasversale
Sulla stessa linea la deputata e presiente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, Michela Vittoria Brambilla, che ha evidenziato come la sensibilità verso il mondo animale vada oltre i colori politici: «La tutela degli animali e la necessità di proteggere la fauna selvatica attraversano tutti gli schieramenti. Il no alla caccia e a tutte le ipotesi di estensione di questa attività crudele ed eticamente inaccettabile arriva direttamente dagli italiani».
A fronte di una platea di praticanti stimata in circa 420 mila cacciatori su tutto il territorio nazionale, il dibattito si concentra anche sui rischi per la sicurezza pubblica. Secondo le rilevazioni dell’Associazione vittime della caccia (Avc), nell’ultima stagione venatoria compresa tra il primo settembre e il 31 gennaio si sono registrati 13 morti e 34 feriti per incidenti legati all’attività venatoria. Dati che alimentano la richiesta della società civile di frenare ogni ipotesi di ampliamento della caccia.





