mercoledì 23 Settembre 2026
Caccia, legge sparatutto

Caccia, il 74% degli italiani dice no alle liberalizzazioni: bocciato il Ddl “sparatutto”

Un sondaggio Ipsos Doxa per la Fondazione Capellino rivela una netta contrarietà all'ampliamento dell'attività venatoria. Solo il 3% chiede più aperture, mentre la maggioranza esige maggior tutela per la biodiversità

Di Redazione
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La maggioranza dei cittadini italiani si schiera apertamente contro la liberalizzazione dell’ venatoria e respinge il disegno di legge 1552, già approvato in e attualmente in discussione alla Camera dei Deputati. È quanto emerge chiaramente dai dati della ricerca condotta da Ipsos Doxa per la , presentata all’attenzione della politica per fare il punto sul sentimento popolare riguardo alla protezione della fauna e dell’ambiente.

Il sondaggio: il 74% vuole limiti o l’abolizione

I numeri del delineano un orientamento netto e trasversale. Ben il 74% degli intervistati ritiene infatti che la caccia debba essere abolita, fortemente limitata o, al massimo, mantenuta all’interno dei confini stabiliti dalle normative attuali. Di contro, appena il 3% del si dice favorevole a una maggiore deregolamentazione del settore.

L’impatto del Ddl 1552 viene giudicato negativamente dalla maggioranza dei cittadini: per il 55% degli intervistati l’approvazione del testo comporterebbe un peggioramento delle tutele attuali, a fronte di un risicato 18% che vi vede un miglioramento. «La è veramente un elemento di unione degli italiani. Non bisogna sprecare un momento di unione, il compito della politica dovrebbe essere quello di cercare occasioni per unire», ha sottolineato Pier Giovanni Capellino, presidente della Fondazione.

Sicurezza e animale: un fronte trasversale

Sulla stessa linea la deputata e presiente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, Michela Brambilla, che ha evidenziato come la sensibilità verso il mondo animale vada oltre i colori politici: «La tutela degli animali e la necessità di proteggere la attraversano tutti gli schieramenti. Il no alla caccia e a tutte le ipotesi di estensione di questa attività crudele ed eticamente inaccettabile arriva direttamente dagli italiani».

A fronte di una platea di praticanti stimata in circa 420 mila cacciatori su tutto il territorio nazionale, il dibattito si concentra anche sui rischi per la sicurezza pubblica. Secondo le rilevazioni dell’Associazione vittime della caccia (Avc), nell’ultima stagione venatoria compresa tra il primo settembre e il 31 gennaio si sono registrati 13 morti e 34 per incidenti legati all’attività venatoria. Dati che alimentano la richiesta della società civile di frenare ogni ipotesi di ampliamento della caccia.

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