giovedì 1 Ottobre 2026

«Abbiamo rischiato un altro 11 settembre»: terrore sul volo Dubai-Tel Aviv. Così hanno sventato la strage

Un blitz ad alta quota evita il disastro sul Boeing diretto in Israele. Il comandante ferito riesce a sbloccare la cabina prima di crollare, tre passeggeri bloccano il co-pilota dirottatore e raddrizzano l'aereo durante una picchiata da incubo

Di Redazione
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la versione riscritta attribuendo in modo esplicito ed elegante le dichiarazioni di Daniel Schlichter alle pagine del Corriere della Sera, dove è apparsa la sua testimonianza diretta.

«Abbiamo rischiato un altro 11 settembre»: terrore sul volo Dubai-Tel Aviv, così hanno sventato la strage

Sommario: Un blitz ad alta quota evita il disastro sul Boeing diretto in Israele. Il comandante riesce a sbloccare la cabina prima di crollare, tre passeggeri bloccano il co-pilota dirottatore e raddrizzano l’ durante una picchiata da incubo.

L’aggressione ad alta quota e due minuti di terrore

«Ho visto il pilota in un lago di e l’aereo ha iniziato a perdere quota molto rapidamente. Ho pensato subito all’11 settembre, mai a un incidente. Vedevo la terra del deserto avvicinarsi sempre di più e i bambini gridare: “Non voglio morire”». È la drammatica testimonianza resa al Corriere della Sera da Daniel Schlichter, sessantenne italo-israeliano nato a e residente a Tel Aviv dal 1975, tra i passeggeri del volo Flydubai partito dagli . Ad appena un’ora e mezza dal decollo, il co-pilota — di origine omana — si è scagliato contro il comandante indiano Smit Machchhar, colpendolo a tradimento con un coltello o una piccola accetta e provocandogli ferite profonde a testa, addome e polsi. Nonostante la violenza dell’attacco, Machchhar è riuscito a lanciare due segnali di mayday e a compiere un gesto decisivo: sbloccare la porta blindata della cabina prima di accasciarsi al suolo dissanguato.

Il blitz dei “rosh gadol” e la picchiata fermata in extremis

All’esterno della cabina, l’allarme lanciato da una passeggera diretta alla toilette ha scattare la reazione dei passeggeri israeliani, definiti in patria rosh gadol (“teste grandi”), persone di prendere l’iniziativa fuori dal proprio ruolo. Mentre l’aereo perdeva quota precipitosamente, Tzvika Manes, l’imprenditore Yaniv Hayun e un altro viaggiatore si sono scagliati all’interno della cabina per disarmare l’aggressore che stava devastando la consolle di bordo. «Sono riuscito a prenderlo da dietro al collo e strattonarlo via», ha raccontato Hayun al primo ministro , accorso ad accogliere i superstiti all’aeroporto Ben Gurion. Lo stesso Hayun ha afferrato la cloche per stabilizzare il velivolo prima dell’intervento di un pilota fuori servizio seduto tra le prime file: «Ho qualche esperienza perché guardo sempre Mayday/Air Crash Investigation». Per immobilizzare il dirottatore, il gruppo ha usato i cavi degli auricolari e dei caricabatterie offerti dagli altri passeggeri, come confermato da Schlichter nelle sue dichiarazioni al Corriere della Sera, mentre un medico a bordo, il dentista Musaev Shota, prestava le prime cure al comandante.

L’atterraggio d’emergenza a Tabuk

Con l’assalitore incapace di nuocere e piantonato nella cucina di bordo, i piloti rimasti hanno preso il controllo della rotta, concordando un atterraggio d’emergenza nello saudita. L’aereo è toccato terra all’aeroporto di Tabuk, dove le forze di sicurezza e i soccorsi sanitari locali sono saliti a bordo per trasferire d’urgenza il comandante in ospedale e prendere in custodia il dirottatore. I 174 passeggeri israeliani sono stati assistiti prima di poter fare rientro a Tel Aviv. «Siamo stati molto vicini alla morte, quello che è successo è un miracolo», ha ribadito Schlichter ai taccuini del Corriere della Sera subito dopo aver riabbracciato la famiglia.

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