lunedì 5 Ottobre 2026

Adinolfi pensa al poker per restituire i soldi alle persone che avrebbe truffato

Durante l’interrogatorio Mario Adinolfi ha spiegato al gip che vorrebbe recuperare denaro giocando a poker, ma il Tribunale del Riesame ha considerato proprio questa intenzione un elemento di rischio di recidiva

Di Redazione
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Mario Adinolfi torna al centro della vicenda giudiziaria legata alla “”, questa volta per una frase pronunciata durante l’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari. Alla domanda sulla possibilità di restituire il denaro alle persone che avevano partecipato all’iniziativa, l’ex parlamentare ha spiegato di voler recuperare le somme anche attraverso la propria attività nel poker. Una dichiarazione che ha assunto un peso particolare nelle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di tornare in libertà.

La vicenda riguarda l’inchiesta della di Roma sulla cosiddetta “Scommessa collettiva”, il sistema attraverso il quale, secondo l’accusa, numerosi partecipanti avrebbero affidato ad Adinolfi somme di denaro con la prospettiva di ottenere rendimenti attraverso le scommesse sportive. Gli investigatori contestano all’ex parlamentare una presunta truffa per circa 4,7 milioni di euro, oltre a contestazioni di natura fiscale e finanziaria. Adinolfi respinge le accuse e sostiene la correttezza della propria attività.

La risposta sul poker durante l’interrogatorio

Nel corso dell’interrogatorio il gip ha chiesto ad Adinolfi quali possibilità avesse di restituire il denaro agli aderenti alla “Scommessa collettiva”. L’ex parlamentare ha spiegato di non poterlo fare nelle condizioni in cui si trova, sostenendo che l’inchiesta e i provvedimenti giudiziari hanno le sue attività e le sue entrate. Nel ragionamento ha quindi richiamato la propria esperienza nel poker e le finali mondiali alle quali, secondo quanto riferito, partecipa ogni anno.

«Andrei alle finali mondiali di poker, che si giocano in queste ore, ma mi avete bloccato», avrebbe risposto Mario Adinolfi al giudice. La frase, riportata nelle motivazioni del Riesame, non riguarda quindi soltanto la passione personale dell’ex parlamentare per il poker. Secondo i giudici, infatti, la dichiarazione mostra anche la volontà di continuare a giocare per procurarsi risorse economiche.

Il Tribunale del Riesame ha collegato proprio questo elemento al rischio di una possibile reiterazione delle condotte contestate. Nelle motivazioni i giudici sottolineano che Adinolfi avrebbe manifestato l’intenzione di continuare a giocare anche dopo l’intervento dell’autorità giudiziaria. La valutazione assume particolare rilievo perché l’ex parlamentare avrebbe dichiarato di trovarsi in una situazione economica difficile e, nello stesso tempo, avrebbe indicato il poker come una possibile strada per ottenere nuove disponibilità finanziarie.

Perché il Riesame ha confermato la misura

Il ragionamento dei giudici non si concentra esclusivamente sul poker. Il Riesame ha indicato diversi elementi per motivare la decisione di non accogliere la richiesta di revoca della misura cautelare. Tra questi compare anche la posizione mantenuta da Adinolfi alla “Scommessa collettiva”. Secondo i giudici, l’ avrebbe continuato a rivendicare la correttezza dell’attività senza fornire, a loro giudizio, spiegazioni sufficienti sulle clausole contenute nel regolamento sottoposto ai partecipanti.

Il punto centrale dell’accusa riguarda infatti la promessa di protezione del capitale e di rendimenti collegati alle scommesse sportive. Secondo la ricostruzione degli investigatori, diverse persone avrebbero consegnato somme anche molto elevate senza ottenere successivamente la restituzione integrale del capitale o dei prospettati. L’indagine ha preso forma anche grazie alle denunce di alcuni partecipanti che hanno raccontato di avere difficoltà nel recuperare il denaro affidato all’iniziativa.

La posizione di Adinolfi resta però distinta da quella dell’accusa. L’ex parlamentare ha sempre sostenuto di non avere truffato gli aderenti e ha difeso la natura dell’attività. Durante l’interrogatorio ha inoltre spiegato che diverse persone avrebbero guadagnato attraverso le operazioni effettuate e che le perdite rientrerebbero nella natura stessa delle scommesse. Il procedimento penale dovrà ancora stabilire le responsabilità dell’indagato e le accuse, in questa fase, non equivalgono a una definitiva.

La “Scommessa collettiva” e i soldi degli aderenti

La “Scommessa collettiva” rappresenta il cuore dell’inchiesta. Secondo la Procura di Roma, il circuito avrebbe raccolto milioni di euro attraverso versamenti effettuati dai partecipanti, ai quali sarebbero stati prospettati rendimenti particolarmente elevati. Le quote, secondo le ricostruzioni diffuse durante l’indagine, potevano raggiungere importi molto consistenti e l’attività faceva leva sull’esperienza di Mario Adinolfi nel settore delle scommesse e del poker.

La Guardia di Finanza ha ricostruito i movimenti finanziari collegati all’attività e gli investigatori hanno contestato l’utilizzo di una parte delle somme per finalità che, secondo l’accusa, non avrebbero avuto collegamento con le scommesse. Tra le spese indicate negli atti compaiono , di lusso e altri esborsi personali. Adinolfi ha contestato anche questa ricostruzione, negando diversi degli acquisti e delle spese attribuitigli dagli investigatori.

Nel 2026 il caso ha avuto anche un importante sviluppo sul piano civile. Il Tribunale civile di Roma ha condannato in primo grado Adinolfi a restituire 62 mila euro a un partecipante alla “Scommessa collettiva”, aggiungendo 10 mila euro per il danno morale. La decisione civile riguarda uno specifico rapporto tra le parti e procede separatamente rispetto all’inchiesta penale.

Il poker diventa così un elemento dell’inchiesta

La passione di Mario Adinolfi per il poker non rappresenta una novità. L’ex parlamentare ha giocato per anni e ha partecipato a importanti competizioni internazionali. Proprio questa esperienza è entrata nel ragionamento dei giudici quando hanno valutato la possibilità che Adinolfi potesse continuare a procurarsi denaro attraverso il gioco.

Il riferimento alle finali mondiali assume quindi un significato particolare. Adinolfi non avrebbe presentato il poker soltanto come una semplice attività ricreativa, ma come una possibile fonte di guadagno attraverso la quale affrontare anche le richieste economiche legate alla vicenda giudiziaria. Per il Riesame, questa prospettiva contribuisce invece a mantenere attuale il rischio di recidiva, soprattutto alla luce delle contestazioni che riguardano proprio la gestione di denaro proveniente da altre persone.

La vicenda giudiziaria resta dunque aperta su più fronti. Da una parte ci sono le accuse della Procura di Roma e le valutazioni già espresse dai giudici nelle ordinanze cautelari; dall’altra resta la difesa di Mario Adinolfi, che continua a contestare la ricostruzione accusatoria. Nel frattempo, la questione dei soldi da restituire agli aderenti rimane uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda. Il poker, indicato da Adinolfi come possibile strumento per recuperare risorse, è diventato così uno degli elementi utilizzati dai giudici per valutare il rischio di nuove condotte.

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