mercoledì 16 Settembre 2026

Test psicologici ai magistrati: ok dal Csm alla norma simbolo di Berlusconi

Il plenum approva la delibera per introdurre gli esami psicologici al concorso per le toghe, attuando la legge varata due anni fa dal governo Meloni. Si realizza così la storica battaglia di Silvio Berlusconi, ma cresce l'allarme per i rischi di discrezionalità e condizionamento politico sui futuri giudici

Di Redazione
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A due anni dal via del governo , il Consiglio Superiore della Magistratura approva la delibera che introduce ufficialmente i test psicoattitudinali per gli aspiranti magistrati. Il plenum ha approvato il con l’astensione di sei consiglieri, dando seguito a quella che è stata per decenni una vera e propria norma simbolo della battaglia di Silvio Berlusconi contro le . Un’ossessione del di Forza che l’attuale maggioranza di centrodestra ha voluto convertire in legge e che oggi trova la sua applicazione pratica a Palazzo dei Marescialli.

Le cinque aree d’esame e il nodo dei docenti esterni

La nuova verifica farà il suo esordio già durante la prova orale del prossimo concorso pubblico. A elaborare i test sarà una commissione ad hoc composta da docenti universitari, la cui griglia di valutazione dovrà poi ricevere il placet del Csm. Secondo il testo approvato, l’esame psicologico servirà a scovare eventuali “ di inidoneità” del candidato analizzando cinque macro-aree: cognitiva, emotiva, relazionale, organizzativa e, soprattutto, l’area etico-valoriale.

Le critiche: il timore di un setaccio ideologico sulle toghe

È proprio la definizione di parametri così sfuggenti a scatenare le critiche più severe da parte di giuristi e . Cosa definisce l’inidoneità nell’area “emotiva” o “etico-valoriale” di un futuro giudice? Il rischio denunciato dai detrattori è che un esame affidato a periti esterni si trasformi in uno strumento arbitrario e ideologico, utile non a misurare l’equilibrio del candidato ma a favorire profili conformi. Una misura che, dietro la retorica dell’efficienza, continua a essere vista come un politico destinato a intaccare l’indipendenza e la cultura dell’autonomia della magistratura.

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