Non sono bastate le reprimende telefoniche di Giorgia Meloni a ricucire il solco apertosi nella maggioranza. A meno di ventiquattro ore dall’ultimatum con cui Matteo Salvini ha chiesto dallo spiazzo dell’Allianz MiCo lo stop immediato all’invio di forniture militari all’Ucraina, arriva il contropiede gelido e perentorio del ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Intervistato a Milano a margine della sua visita alla Caserma Montebello, il titolare della Farnesina ha spazzato via con poche parole ogni velleità di veto da parte del Carroccio: «La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev». Una risposta netta che smantella l’impalcatura pacifista eretta da via Bellerio e riafferma la linea atlantista dell’esecutivo.
“Pace sì, ma non con la resa di Kiev”: la diplomazia secondo la Farnesina
Tajani ha ribadito come la strategia di sostegno militare vada di pari passo con la ricerca di uno sbocco negoziale, smontando le accuse leghiste di belligeranza a oltranza: «Siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. Detto questo, ci auguriamo che possa realizzarsi quanto prima l’incontro tra Zelensky e Putin, magari con una presenza americana ed europea affinché si possa raggiungere la pace. Ma il nostro obiettivo è una pace giusta: non può essere la sconfitta dell’Ucraina la pace».
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Ma la contesa tra i due vicepremier travalica i confini della politica estera e sfocia in una guerra di posizionamento elettorale senza esclusione di colpi. A Salvini, che dal congresso milanese si è detto certo che la Lega tornerà a essere la seconda forza del centrodestra dopo le prossime politiche, Tajani risponde sfoderando i dati delle ultime consultazioni: «Non siamo qua per fare polemiche. Quoli che contano sono i risultati, e abbiamo visto alle elezioni europee quali sono stati», ha graffiato l’azzurro, ricordando il sorpasso compiuto da Forza Italia ai danni del Carroccio.
Scontro totale su Milano: Perego contro Sardone per la corsa a Palazzo Marino
A confermare un clima di resa dei conti quotidiana all’interno della coalizione c‘è anche il rebus della candidatura a sindaco di Milano per le amministrative. Se la Lega spinge con forza per schierare l’eurodeputata Silvia Sardone, Forza Italia blinda il proprio esponente, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago.
Durante l’assemblea di Federchimica, Tajani ha tirato dritto bocciando implicitamente l’ipotesi leghista: «Riteniamo che Matteo Perego sia il miglior candidato possibile e un candidato che può vincere le elezioni. Ne parleremo al tavolo, non commento le altre figure, ma mi pare che avere i requisiti che ha Perego non sia facile. È giovane, milanese, manager, con una spiccata competenza sulla sicurezza che è il problema dei problemi a Milano. Il centrodestra troverà la sintesi, non vogliamo imporre niente a nessuno ma noi proponiamo idee e qualità. A differenza della sinistra, noi un punto d’incontro lo troviamo sempre». Un idillio di facciata che nasconde, in realtà, la battaglia per l’egemonia dentro il centrodestra.





