lunedì 2 Novembre 2026

Svolta sull’Iran a 24 ore dalle Midterm: Khamenei autorizza la trattativa con gli Usa e il petrolio va a picco

La Guida Suprema concede al governo di Pezeshkian i poteri per negoziare con Washington dopo la lettera inviata dal vicepresidente JD Vance. Teheran si dice pronta a riaprire lo Stretto di Hormuz in sole 48 ore. I mercati rifatano con il greggio in picchiata del 6,7%, ma le condizioni poste sull'azzeramento delle sanzioni e sullo stop ai blocchi navali lasciano il piano esposto al sospetto di una mossa puramente tattica

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Una contromossa diplomatica a sorpresa scuote lo scenario internazionale alla vigilia delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Nel tentativo di disinnescare l’ipotesi di nuovi attacchi militari da parte dell’amministrazione Trump, l’Iran ha annunciato l’intenzione di accelerare la riapertura dello strategico Stretto di Hormuz, portando da sette a due giorni i tempi previsti per il ripristino del passaggio marittimo.

Il passaggio politico chiave arriva direttamente dal vertice di Teheran: la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha conferito al Massoud Pezeshkian l’autorità formale per condurre i colloqui con . La mossa sbloccante fa seguito a una lettera riservata inviata dal vicepresidente statunitense JD Vance al capo della sicurezza nazionale iraniana Mohsen Rezaei, con il e il Pakistan a fare da mediatori attivi per evitare un’escalation distruttiva.

Il crollo del e il nodo del piano in sette fasi

La reazione dei mercati energetici internazionali è stata immediata e violenta. Le indiscrezioni sul canale negoziale aperto hanno concesso una netta ai listini, con il greggio Wti che ha ceduto fino al 6,7% scendendo a 97,1 dollari al barile e il Brent fermatosi a 105,86 dollari.

Tuttavia, l’ottimismo sui mercati deve fare i conti con la durezza delle condizioni imposte dal portavoce della iraniana, Esmaeil Baghaei. Teheran mantiene il proprio piano in sette punti, chiedendo come precondizione assoluta il cessate il fuoco immediato su tutti i fronti della regione, lo sblocco dei beni statali congelati all’estero, la revoca totale delle sanzioni sul petrolio e la fine del blocco navale statunitense ai porti nazionali. Solo in una fase successiva si avvierebbero i colloqui sul dossier nucleare, con l’Iran che ha già chiarito di non essere disposta a trasferire all’estero le proprie riserve di uranio arricchito.

Mosca e frenano Trump: «No alla soluzione militare»

Il pressing diplomatico dell’Iran viene letto dagli analisti internazionali anche come una mossa tattica mirata ad accentuare le divisioni alla vigilia del voto per il Congresso. Qualsiasi passo formale dipenderà dalla risposta di Washington, dove la ha finora rifiutato la roadmap di Teheran pur lasciando aperto uno spiraglio.

Sullo sfondo restano le pressioni delle altre superpotenze mondiali per evitare una ripresa delle ostilità. Il ministero degli Esteri cinese con Wang Yi e il presidente russo Vladimir Putin, in una chiamata diretta con il vertice della sicurezza iraniano Rezaei, hanno espresso forte contrarietà all’ipotesi di nuovi interventi armati statunitensi, sollecitando entrambe le parti a trovare un politico prima che il clima elettorale americano trasformi la crisi in un conflitto aperto.

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata