Gli attacchi informatici alle infrastrutture alimentari potrebbero entrare in una fase ancora più preoccupante. Dopo i sistemi di refrigerazione, nel mirino degli hacker potrebbero finire gli allevamenti, con conseguenze dirette sulla salute degli animali e sulla disponibilità di prodotti alimentari.
A lanciare l’allarme è Alessandro Orlowski, esperto di sicurezza informatica, che individua nelle tecnologie utilizzate dagli allevamenti una possibile nuova vulnerabilità. Nel frattempo, l’Agenzia europea per la cybersecurity (Enisa) ha confermato all’Adnkronos che non sono ancora disponibili informazioni ufficiali sugli autori degli attacchi e che gli accertamenti proseguono.
L’intelligenza artificiale facilita gli attacchi informatici
Secondo Orlowski, l’intelligenza artificiale potrebbe aver agevolato le intrusioni nei sistemi di refrigerazione attraverso tecniche di reverse engineering. Questa procedura consente di analizzare i software, individuare eventuali falle e sfruttare le vulnerabilità presenti soprattutto nelle tecnologie più datate.
Gli aggressori possono esaminare i firmware pubblicati dai produttori, individuare i dispositivi meno protetti e automatizzare gran parte delle operazioni di ricerca. Un rischio concreto riguarda quindi anche le aziende che utilizzano apparecchiature obsolete senza conoscere le debolezze dei propri sistemi.
Galline e mungitrici tra i possibili obiettivi
Lo scenario più inquietante riguarda gli allevamenti intensivi e gli impianti destinati alla produzione alimentare. Alterare la ventilazione o modificare artificialmente la temperatura potrebbe provocare conseguenze gravissime per gli animali.
«Nel prossimo attacco, secondo me, sono a rischio le galline. Sembra una battuta, ma non lo è», avverte Orlowski.
Un’eventuale compromissione degli impianti potrebbe causare la morte degli animali, interrompere la produzione di uova e incidere sui prezzi. Anche le mungitrici automatiche rappresentano un possibile punto debole: secondo l’esperto, nel mondo si sono già verificati alcuni episodi di hacking di queste apparecchiature.
Il problema delle infrastrutture meno protette
La geografia degli attacchi comprende episodi registrati in Russia nel 2022, successivamente negli Stati Uniti e, più recentemente, in Francia e Finlandia. Tuttavia, al momento non esistono elementi sufficienti per attribuire le operazioni a uno specifico Paese.
In Italia, finora, gli episodi hanno provocato disagi limitati. Rimane però il rischio di coinvolgere altre infrastrutture, comprese le Ferrovie dello Stato, qualora gli aggressori decidessero di colpire contemporaneamente più sistemi.
Manutenzione e responsabilità, le zone grigie della sicurezza
Un ulteriore problema riguarda la gestione degli impianti. Produttori, installatori, manutentori e aziende utilizzatrici condividono spesso responsabilità che non risultano sempre chiaramente definite.
«Il modello di gestione è frammentato: produttore, installatore, manutentore, cliente finale. E in mezzo si creano zone grigie», conclude Orlowski.
Proprio queste lacune organizzative potrebbero offrire agli hacker nuove opportunità di accesso. La sicurezza informatica, quindi, non riguarda soltanto le grandi infrastrutture digitali, ma anche quelle tecnologie quotidiane da cui dipendono la produzione alimentare e l’approvvigionamento dei cittadini.
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