Il cantiere del programma progressista prende forma sul palco amico dell’assemblea della Cgil guidata da Maurizio Landini, in vista dell’avvio ufficiale dei tavoli tecnici. I leader dell’opposizione — da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Riccardo Magi e Maria Elena Boschi — mostrano un’ampia convergenza sulle prime mosse da compiere in caso di vittoria elettorale: l’introduzione del salario minimo, la cancellazione della legge Bossi-Fini e l’abrogazione dei decreti sicurezza.
Nonostante il clima di condivisione e i sorrisi incrociati al teatro Brancaccio di Roma, il confronto ha fatto emergere profonde crepe economiche e un’omissione strategica: nessuno dei relatori ha pronunciato la parola Ucraina, evitando un tema storicamente divisivo per la coalizione.
Lo scontro sulla patrimoniale: Schlein apre, Conte frena
La spaccatura più marcata si è consumata sulla tassazione dei grandi patrimoni, caldeggiata da Alleanza Verdi e Sinistra. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha segnato un netto cambio di passo rispetto alle tradizionali cautele del proprio partito, aprendo direttamente all’imposta:
«Siamo favorevoli a una tassazione dei super ricchi, siamo aperti anche a discuterne a livello nazionale».
Di segno opposto la presa di posizione del presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha ribadito il suo no secco all’ipotesi, sostenendo che «dove è stata fatta non ha funzionato». Per smussare gli angoli, il portavoce di Avs Angelo Bonelli ha proposto la mediazione semantica di ribattezzare la misura «contributo di solidarietà», in linea con la linea del sindacato, mentre la proposta di Riccardo Magi (+Europa) di ricalibrare la tassa di successione sopra il milione di euro è rimasta senza seguito.
L’intesa sulle priorità: stop ai 14 miliardi di riarmo e contrasto ai tagli della manovra
L’accordo tra le forze dell’alleanza torna invece solido nel giudizio sferzante sulla legge di bilancio dell’esecutivo. I leader hanno promesso una battaglia comune contro gli orientamenti di spesa del governo Meloni, puntando la barra sulla sanità pubblica, l’emergenza casa e la tutela degli stipendi.
Schlein ha attaccato le scelte di bilancio della maggioranza denunciando che si tratta di «una manovra che aumenta di 14 miliardi la spesa militare ma taglia la sanità pubblica e noi non lo permetteremo», rivendicando la volontà di rendere l’Italia un Paese accessibile sul fronte di affitti e liste d’attesa. Sulla stessa linea Conte, che ha insistito sul fatto che «i piani di riarmo sono da rivedere e cancellare» e che «tassare gli extraprofitti non è una misura sovietica». La segretaria dem ha rivendicato l’impostazione identitaria del nuovo corso: «la destra fa la destra, noi dobbiamo ricominciare a fare la sinistra per riaccendere la speranza».

