Scontro durissimo e senza precedenti tra Palazzo Chigi e le autonomie locali sulla Legge di Bilancio. Tutti i governatori d’Italia, da destra a sinistra, bocciano in modo unanime le coperture destinate alla salute pubblica e chiedono un confronto immediato con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Di fronte ai 2,4 miliardi stanziati dal Mef contro i 6 richiesti dai territori, la Conferenza delle Regioni lancia l’allarme sul collasso del sistema pubblico, mentre in Parlamento il ministro Orazio Schillaci prova a blindare i numeri del governo.
Il verdetto unanime della Conferenza delle Regioni e la lettera al governo
Il fronte del malcontento sulla Manovra travalica i confini dell’opposizione e investe direttamente la maggioranza di governo. Riuniti in via straordinaria nel primo pomeriggio, i presidenti delle Regioni hanno espresso una posizione unica e compatta per denunciare l’insufficienza delle risorse assegnate al Servizio Sanitario Nazionale. I 2,4 miliardi previsti dal testo della legge di bilancio coprono infatti meno della metà dei 6 miliardi minimi indicati dai territori per evitare il default strutturale.
Al termine della seduta, i governatori hanno dato mandato al presidente della Conferenza delle Regioni, il leghista Massimiliano Fedriga, di inviare una lettera formale all’esecutivo per sollecitare un vertice urgente con il premier Meloni. L’agitazione dei territori, partita dall’asse del centrosinistra, ha visto schierarsi in prima linea anche l’amministrazione della Lombardia, con le dure prese di posizione dell’assessore alla Salute Guido Bertolaso e del presidente Attilio Fontana contro l’insostenibilità dei numeri correnti.
Fedriga lancia l’allarme: «Spesa fuori controllo, con questi numeri andiamo a debito»
La presa di posizione di Massimiliano Fedriga mette a nudo la fragilità dei conti sanitari regionali di fronte al peso dell’inflazione e al costante aumento delle prestazioni. Pur riconoscendo l’incremento formale delle risorse nel corso degli ultimi anni, il presidente della Conferenza chiarisce che la spesa corre più del finanziamento e che con questa manovra di bilancio si rischia di non riuscire più a garantire la copertura dei Lea.
Fedriga evidenzia come le Regioni siano già in forte difficoltà per i servizi che stanno assicurando con risorse proprie nel 2026 e avverte che per il futuro, con l’effetto dell’inflazione e l’impennata dei costi, ci si trovi di fronte a un inevitabile scenario a debito. Per questa ragione le autonomie chiedono un correttivo durante l’iter parlamentare per convogliare sulla salute ogni risorsa disponibile, ricordando che la salute è un diritto inviolabile e che il servizio pubblico merita di essere sostenuto in modo incondizionato.
La difesa del ministro Schillaci: «Fondo a livelli record, non ci sono tagli»
In contemporanea con la mobilitazione dei governatori, il ministro della Salute Orazio Schillaci prende la parola durante il question time alla Camera per difendere l’impianto della Manovra predisposto dal Mef. Rispondendo alle polemiche sui numeri, il titolare del dicastero respinge le accuse di definanziamento ed evidenzia che in questa manovra non c’è la parola tagli, dal momento che per il governo la salute non rappresenta una voce di spesa ma un investimento.
Schillaci ricorda che ci sono più di 20 miliardi dal 2022 e che nel 2026 l’aumento del Fondo sanitario è stato il più alto in assoluto. Nel 2027 sono infatti previsti 146 miliardi in manovra per il Fondo sanitario nazionale. Il ministro ammette che per la sanità i fondi non bastano mai, ma ribadisce che da parte dell’esecutivo c’è piena consapevolezza della congiuntura economica.
Nonostante il tentativo di rassicurazione del ministero, la pressione dei territori resta al massimo livello: le Regioni pretendono che l’iter parlamentare converga in modo incondizionato su modifiche alla Manovra per evitare l’interruzione dei servizi essenziali ai cittadini.

