C’era una volta l’asse incrollabile tra Palazzo Chigi e la retorica del “Make America Great Again”. Una sbandierata sintonia politica che aveva toccato il suo apice nel gennaio scorso, quando la premier Giorgia Meloni, a margine del vertice intergovernativo Italia-Germania, incoronava pubblicamente Donald Trump spendendosi in un endorsement sperticato: «Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump e confido che possa fare la differenza per una pace giusta. Finalmente anche noi potremo candidarlo». Un attestato di stima totale con cui la destra di governo italiana tentava di blindare l’asse ideologico con Washington.
È bastata però la nottata elettorale delle Midterm 2026 – e la conseguente valanga di voti democratici che ha travolto il Partito Repubblicano da est a ovest – per cancellare mesi di adulate dichiarazioni. Con il Tycoon tramutato in un’ingombrante “anatra zoppa” e il modello nazionalista punito sulle bollette e sull’inflazione, Fratelli d’Italia ha impiegato pochissime ore a completare un’acrobata inversione a U, abbandonando il vecchio paladino per salire in fretta e furia sul carro dei presunti “moderati”.
Lucaselli (FdI) scarica il Tycoon: «Valuti le dimissioni, il vero GOP è un’altra cosa»
A formalizzare la giravolta è stata la deputata di Fratelli d’Italia Ylenia Lucaselli durante la diretta Breakfast in America di Adnkronos. Con una disinvoltura disarmante, la parlamentare del partito della premier ha spazzato via l’agiografia trumpiana di inizio anno con parole che suonano come una bocciatura senza appello: «Credo che i repubblicani d’America abbiano voglia di tornare al vero Partito Repubblicano, che evidentemente Trump in realtà non ha mai rappresentato».
Non più il grande statista da Nobel, ma un corpo estraneo da scaricare, virando la prua verso figure d’apparato come Marco Rubio, dipinto ora come l’unico autentico interprete dei “valori originari” del Grand Old Party.
La sfiducia della destra nostrana si è spinta fino al suggerimento esplicito dell’abdicazione. Secondo la ricostruzione di Lucaselli, l’unica mossa razionale rimasta al presidente travolto dal voto sarebbe il passo indietro: «Se Trump non fosse Trump, probabilmente ora valuterebbe di dimettersi per poter poi portare JD Vance alla vittoria e spianargli la strada».
Il ritratto di un «mondo MAGA obiettivamente molto sfilettato» tracciato dall’esponente di FdI rivela il panico che corre tra i palazzi del potere romano. Con l’alleato americano ridotto ai minimi termini e la narrazione sovranista demolita dagli elettori statunitensi, la priorità assoluta per Palazzo Chigi è diventata una sola: far finta di non aver mai chiesto per lui la massima onorificenza della pace.

