lunedì 2 Novembre 2026

Nasce il poliziotto penitenziario ausiliario: precario, sottopagato e formato in appena un mese

La legge di Bilancio introduce le riserve volontarie a tempo determinato per Polizia Penitenziaria, Carabinieri e Polizia di Stato. Addestramento express di poche settimane, stipendio tagliato al 65% e nessuna garanzia di assunzione fissa: così il governo fa cassa sulla pelle della sicurezza pubblica

Di Redazione
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Un addestramento lampo che dura al massimo poche settimane e uno stipendio decurtato al 65% del parametro base. Si presenta così la nuova figura del poliziotto penitenziario ausiliario (estesa anche all’Arma dei Carabinieri, alla Polizia di e alla Guardia di Finanza), introdotta tra le pieghe della 2027 attraverso l’istituzione della riserva volontaria.

Il dell’esecutivo rinuncia a finanziare i concorsi ordinari per le assunzioni stabili e inventa una manodopera in divisa a basso costo. I nuovi arruolati vengono immessi in servizio attivo con qualifiche operative di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza dopo un corso formativo estremamente compresso. Una volta in divisa, percepiscono una retribuzione fortemente ridotta rispetto al personale di ruolo, rimanendo del tutto esclusi dai premi di congedamento e dal fondo di efficienza dei istituzionali (FESI).

Nessuna stabilizzazione e precariato permanente

A rendere la misura un vero e proprio specchietto per le allodole per migliaia di giovani è l’assenza di qualsiasi automatismo per il posto fisso. Al termine dell’anno di ferma temporanea, il poliziotto penitenziario o il ausiliario non ottiene il passaggio nei ruoli effettivi dello Stato, ma soltanto una riserva di posti (fino al 30%) per partecipare a futuri concorsi pubblici.

La scarica così sui singoli lavoratori il peso delle d’organico del sistema carcerario e delle forze di polizia. Invece di coprire i buchi generati dal blocco del turnover — che vede uscire quattro pensionati a fronte di appena tre nuovi ingressi di ruolo —, il governo preferisce affidare settori delicati dell’ordine pubblico a personale a tempo determinato, maggiormente ricattabile e privo di garanzie previdenziali o di carriera.

La protesta dei sindacati: «Così si sfascia la sicurezza democratica»

La denuncia delle organizzazioni sindacali è unanime nel mettere a nudo le debolezze di questo modello. Come evidenziato dal Silp Cgil e dalla confederazione di Corso d’, l’impiego di personale poco formato e con contratti a termine mina alla radice la gestione della sicurezza: «A chi esercita una funzione così delicata dobbiamo garantire autonomia, formazione e stabilità, non precarietà. Non si fa sicurezza con lavoratori a chiamata privi di ».

L’invio di ausiliari all’interno di contesti complessi come gli istituti di pena o la gestione delle piazze rischierebbe di compromettere la capacità di prevenire i conflitti, sostituendo la professionalità di agenti di ruolo con ragazzi chiamati in servizio a termine e sottopagati.

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