lunedì 2 Novembre 2026

Manovra Meloni, la rapina sociale: ecco quanti miliardi toglie a pensionati e scuola per darli a banche, sanità privata e ricchi

La legge di Bilancio bollinata dalla Ragioneria dello Stato mostra il vero volto della propaganda di governo. Sotto la patina degli annunci fiscali si cela un prelievo sistematico: quattordici miliardi strappati agli assegni previdenziali, cattedre azzerate e soldi pubblici dirottati alle cliniche private, mentre si finanziano sgravi a scadenza per i ceti benestanti

Di Redazione
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Il prediletto dal governo Meloni per far quadrare i conti della finanziaria è rappresentato senza appello dai pensionati italiani. Attraverso il blocco della rivalutazione automatica degli assegni rispetto all’inflazione, l’ sottrae alla previdenza la cifra monstre di 14,25 miliardi di euro nell’arco dei prossimi dieci anni. Un taglio permanente e strutturale che colpisce la fascia della più fragile a fronte di un irrisorio bonus una tantum da 300 euro. A completare il quadro dell’abbandono degli anziani concorre la scure calata sul fondo per la non autosufficienza, ridotto drasticamente da 250 a 136 milioni di euro, sancendo il disimpegno dello Stato nei confronti di chi ha bisogno di continue.

La demolizione dell’istruzione pubblica e il taglio delle cattedre

Se gli anziani pagano il prezzo più alto sul fronte previdenziale, il mondo della scuola subisce un vero e proprio ridimensionamento autoritario. La manovra prevede la soppressione di 4.925 posti da docente e di 2.049 unità di personale ATA a partire dall’anno scolastico 2027-2028, cancellando quasi 7mila posti di in un settore già allo stremo. Una sforbiciata vergognosa che si accompagna al dimezzamento dei finanziamenti destinati alla in sicurezza sismica degli edifici scolastici e pubblici, ridotti a soli 30 milioni di euro l’anno nel biennio 2027-2028, lasciando studenti ed insegnanti esposti a rischi strutturali inaccettabili.

Lo smantellamento della sanità pubblica a favore delle cliniche private

Il disegno di spoliazione dei servizi universali colpisce in modo chirurgico il alla . Mentre ai pronto e agli ospedali pubblici vengono lasciati appena 138 milioni di euro liberi da vincoli per fronteggiare l’inflazione, il governo stanzia 1,6 miliardi di euro a favore della sanità privata accreditata. Il tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dalle strutture sanitarie private viene ulteriormente innalzato, istituzionalizzando il saccheggio delle risorse pubbliche per alimentare il profitto dei privati, costringendo milioni di cittadini a pagare di tasca propria o a rinunciare definitivamente alle cure mediche.

La fiscale e i regali ai ricchi pagati dalle famiglie

La compensazione di questi tagli feroci serve a finanziare regali di facciata e interventi di favore per le fasce più abbienti. La tanto sbandierata riduzione dell’Irpef al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 55mila euro è una misura cosmetica e a termine, valida esclusivamente per l’anno 2027 e priva di coperture strutturali per il futuro, avvantaggiando in proporzione chi guadagna di più. A ciò si aggiunge la stangata differita sulle spalle delle famiglie: per coprire i miliardi destinati alle imprese energivore, il governo attingerà nel biennio 2029-2030 direttamente dalla componente Asos delle bollette elettriche, prelevando risorse dai fondi destinati alle energie rinnovabili e scaricando i costi sui bilanci domestici degli italiani.

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