Nuovo cortocircuito a Palazzo Chigi sul decreto Bollette. Per la seconda volta nel giro di una settimana, l’esecutivo blocca in extremis il provvedimento destinato a calmierare i prezzi dell’energia per famiglie e imprese. Nonostante la macchina della propaganda si fosse già messa in moto, con tanto di sala stampa allestita per presentare il testo agli italiani, la misura firmata dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è rimasta congelata in Consiglio dei ministri.
Il ministero prova a gettare acqua sul fuoco parlando di un testo oramai «definitivo» e di un semplice rinvio a lunedì per svolgere ulteriori verifiche con Bruxelles e con il Ministero dell’Economia. Intanto, però, a pagare il conto delle incertezze sono i cittadini: dopo i rincari del 9,1% già scattati ad ottobre per gli utenti vulnerabili, le risposte attese dalla scorsa primavera finiscono per l’ennesima volta in soffitta.
Il contropiede della Ragioneria: coperture a rischio e buchi di bilancio
A frenare l’entusiasmo dell’esecutivo sono stati innanzitutto i rilievi sollevati dalla Ragioneria Generale dello Stato, che ha riscontrato un cortocircuito contabile proprio sulle risorse destinate a salvare le industrie energivore come vetrerie, acciaierie e cartiere.
Il piano del ministero prevedeva di finanziare il taglio degli oneri di sistema utilizzando i ricavi incassati a settembre dalla vendita delle vecchie riserve strategiche di metano. Tuttavia, far scattare i benefici nel 2027 a fronte di entrate contabilizzate nel 2026 creerebbe, secondo i tecnici del MEF, un buco con conseguente aggravio del debito pubblico nell’esercizio successivo. Un rilievo peraltro già noto da giorni, ma rimasto irrisolto fino al momento della seduta.
La resa davanti al ricetto dei colossi dell’energia
L’ostacolo più alto resta però la guerra d’attrito scoppiata intorno alla misura regina del decreto: il tetto a 58,9 euro al megawattora per il metano impiegato dalle centrali termoelettriche, pensato per abbattere a cascata la fattura finale dell’energia elettrica rispetto agli attuali 90 euro di mercato.
La prospettiva di dover coprire i costi del provvedimento ha scatenato la violentissima reazione delle lobby di settore. L’associazione Elettricità Futura ha abbandonato Confindustria Energia accusando apertamente il governo di trattare le imprese elettriche come un bancomat da spennare, stimando che l’impatto della norma — sommato agli stangate Irap inserite in manovra — salirebbe tra i 6 e i 7 miliardi di euro. Davanti alle minacce dei colossi energetici e alla mancanza di una copertura pubblica alternativa, i tecnici del governo hanno preferito battere in ritirata, rimettendosi al lavoro per risciacquare il testo prima di inviarlo alla Commissione Europea.

