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domenica 19 Aprile, 2026
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Kore di Vulci ph press

Scoperta la testa della Kore di Vulci: un tesoro greco tra gli Etruschi

La testa della Kore di Vulci, un raro esempio di scultura greca in Italia, riemerge dopo 2500 anni, aprendo nuovi scenari sulla connessione tra il mondo etrusco e quello ellenico

Da Nora Taylor
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Questa mattina è stata finalmente svelata al pubblico la testa della Kore di Vulci, una scultura eccezionale proveniente dall’antica città etrusca, recentemente rinvenuta durante le ultime campagne di scavo. Questo ritrovamento di fondamentale importanza rappresenta uno degli esempi più rari di arte greca in Italia, testimoniando i forti legami culturali e commerciali tra gli Etruschi e la Grecia già in epoca arcaica.

La scultura, che raffigura una giovane donna adornata da una sofisticata acconciatura, è un’opera che sembra provenire da un laboratorio attico, dove è stata realizzata all’inizio del V secolo a.C. La Kore di Vulci è stata ritrovata per caso nel 2021, nel sottosuolo della città etrusca di Vulci, oggi situata nel comune di Montalto di Castro (VT). Questo ritrovamento ha avuto luogo nell’ambito del progetto multidisciplinare Vulci Cityscape, un’iniziativa lanciata nel 2020 dalle Università di Friburgo e Magonza, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo. Sebbene il progetto avesse come obiettivo principale lo studio dell’urbanistica etrusca, la scoperta della Kore ha aggiunto una dimensione inaspettata alla ricerca, rivelando l’influenza dell’arte greca in Etruria.

Un’opera straordinaria di grande valore storico e culturale

Oggi la testa della Kore di Vulci è in fase di restauro e analisi presso l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) di Roma. Le indagini scientifiche in corso promettono di rivelare nuovi dettagli sulle tecniche di lavorazione, sui materiali utilizzati e sui colori originari della scultura. Questo pezzo unico arricchisce la nostra comprensione del mondo etrusco e del suo rapporto con la Grecia, fornendo un elemento di riflessione su come le due civiltà interagivano già secoli prima della nascita di Roma.

Il Capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del MIC, Luigi La Rocca, ha dichiarato: “Questa scultura è una delle testimonianze più rare di arte greca in Italia, non solo in Etruria, ma anche in Magna Grecia e Sicilia. Oggetti come questo sono estremamente rari e ci offrono spunti fondamentali per comprendere l’intensità dei legami tra la Grecia e l’Etruria, in particolare per quanto riguarda le sculture e le decorazioni templari.”

Cosa ci racconta la Kore di Vulci?

Ma che cos’è una kore e cosa ci può insegnare sulla storia delle antiche civiltà mediterranee? La Kore di Vulci appartiene a una tipologia di scultura greca molto diffusa durante l’epoca arcaica (VII-V secolo a.C.), caratterizzata da figure di giovani donne in piedi, vestite con una lunga tunica (chitone) e in posizione frontale, con mani spesso decorate da fiori, frutti o vasi. Il sorriso finto e ieratico di queste statue è un elemento distintivo che le rende facilmente riconoscibili.

Le kore erano solitamente scolpite in marmo e venivano spesso dipinte con colori vivaci. La loro funzione principale era religiosa: rappresentavano oggetti di devozione e venivano utilizzate come offerte votive nei templi o come monumenti funebri. La presenza di una Kore a Vulci indica non solo il collegamento diretto della città con la Grecia, ma anche il fatto che gli Etruschi avevano sviluppato una significativa richiesta per l’arte greca, tanto da importarla e commissionarla.

Un legame tra Etruschi e Greci: un mondo più connesso di quanto immaginato

La scoperta della Kore di Vulci suggerisce che la città etrusca avesse una rete di scambi diretti con il mondo greco, in particolare attraverso il suo porto, che fungeva da snodo cruciale per il commercio e la cultura nel Mediterraneo arcaico. Questa scoperta ci invita a ripensare il mondo antico come un luogo in cui le culture erano molto più interconnesse di quanto si possa pensare. Gli Etruschi non solo apprezzavano l’arte greca, ma ne compravano anche le sculture, testimoniando una società raffinata, capace di apprezzare e finanziare l’importazione di opere d’arte straniere.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha commentato l’importanza di questa scoperta: “Il ritrovamento della testa di Kore è un evento straordinario, non solo per il suo valore artistico, ma anche per le implicazioni storiche che comporta. Non stiamo parlando solo di un oggetto votivo di prestigio, ma di una prova concreta dei legami spirituali e politici tra l’Etruria e la Grecia, che potrebbe cambiare la nostra comprensione della storia.”

Vulci: un tesoro da valorizzare

La Kore di Vulci rappresenta anche una grande opportunità per la valorizzazione del Parco Archeologico Naturalistico di Vulci. Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MIC, ha sottolineato: “Il Parco Archeologico di Vulci è un luogo straordinario dove il paesaggio e la storia si intrecciano, dando voce a una civiltà che ha avuto un ruolo fondamentale nel Mediterraneo. La testa della Kore può diventare un simbolo per promuovere il territorio a livello internazionale, attraverso una strategia integrata che unisca ricerca, tutela del paesaggio e innovazione.”

Con questa scoperta, Vulci si riconferma come uno dei principali centri archeologici italiani, in grado di rivelare nuovi aspetti della storia antica, e la Kore di Vulci diventa un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli studiosi del mondo etrusco e greco.

A cura della Redazione

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