giovedì 13 Agosto 2026

La guerra di Trump e Nethanyahu la paghiamo noi

Il blocco dello Stretto di Hormuz minaccia l’economia: tra petrolio a 130 dollari e trasporti nel caos, l’Europa rischia uno shock alimentare ed energetico che impatterà sui consumi e le bollette delle famiglie

Di Redazione
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La crisi tra Stati Uniti e ha trasformato lo Stretto di Hormuz in un collo di bottiglia per l’economia globale. Prima della diplomatica transitava da lì circa il 22% del petrolio mondiale, una quota enorme che oggi rischia di sparire dal mercato. Quando quel passaggio si ferma, non si ferma solo il petrolio. Si fermano le fabbriche, i trasporti, la logistica.

Gli analisti parlano di una paralisi del sistema produttivo con conseguenze difficili da calcolare. Il prezzo del può salire fino a 130 dollari al barile, un livello che mette sotto pressione interi settori industriali. Il timore non riguarda solo le grandi . Riguarda la spesa quotidiana, il pieno dell’auto, la bolletta di .

Prezzi che salgono, che spariscono

Il primo settore a pagare è quello dei trasporti. Le compagnie aeree stanno cancellando rotte intercontinentali e riducendo i collegamenti per evitare aree a rischio. Il costo del per gli aerei è salito in pochi giorni e le tariffe per il trasporto merci possono aumentare del 30%, con un balzo del 65% rispetto ai livelli di febbraio.

Questo significa meno viaggi, meno turismo e meno consumi. Vuol dire anche scaffali più vuoti e prezzi più alti nei supermercati. La crisi colpisce anche l’. I fertilizzanti, che dipendono dal gas e dalle forniture chimiche, stanno diventando sempre più costosi. Il prezzo dell’urea ha superato i 720 dollari a tonnellata sui mercati all’ingrosso. Quando i fertilizzanti costano di più, i raccolti diminuiscono e il cibo diventa più caro. Il rischio, secondo gli , è uno shock alimentare su larga scala.

Il conto finale arriva in

Negli Stati Uniti la benzina ha superato la soglia dei 4 dollari al gallone, un livello che pesa sul portafoglio delle famiglie e riduce i consumi. Le aziende stanno già tagliando turni di lavoro e limitando l’uso di energia per contenere le perdite.

In Europa la situazione è ancora più fragile. Dopo anni di crisi energetiche e la fine delle forniture russe, il continente dipende dal gas liquefatto del Golfo Persico. Se quella rotta resta chiusa, le riserve rischiano di esaurirsi prima dell’inverno.

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