lunedì 28 Settembre 2026

La guerra di Trump e Nethanyahu la paghiamo noi

Il blocco dello Stretto di Hormuz minaccia l’economia: tra petrolio a 130 dollari e trasporti nel caos, l’Europa rischia uno shock alimentare ed energetico che impatterà sui consumi e le bollette delle famiglie

Di Redazione
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La crisi tra Stati Uniti e Iran ha trasformato lo in un collo di bottiglia per l’economia globale. Prima della rottura diplomatica transitava da lì circa il 22% del petrolio mondiale, una quota enorme che oggi rischia di sparire dal mercato. Quando quel passaggio si ferma, non si ferma solo il petrolio. Si fermano le fabbriche, i trasporti, la logistica.

Gli analisti parlano di una paralisi del sistema produttivo con conseguenze difficili da calcolare. Il prezzo del può salire fino a 130 dollari al barile, un livello che mette sotto pressione interi settori industriali. Il timore non riguarda solo le grandi aziende. Riguarda la spesa quotidiana, il pieno dell’auto, la bolletta di casa.

Prezzi che salgono, viaggi che spariscono

Il primo settore a pagare è quello dei trasporti. Le compagnie aeree stanno cancellando rotte intercontinentali e riducendo i collegamenti per evitare aree a rischio. Il costo del per gli aerei è salito in pochi giorni e le tariffe per il trasporto merci possono aumentare del 30%, con un balzo del 65% ai livelli di febbraio.

Questo significa meno viaggi, meno turismo e meno consumi. Vuol dire anche scaffali più vuoti e prezzi più alti nei supermercati. La crisi colpisce anche l’agricoltura. I fertilizzanti, che dipendono dal e dalle forniture chimiche, stanno diventando sempre più costosi. Il prezzo dell’urea ha superato i 720 dollari a tonnellata sui mercati all’ingrosso. Quando i fertilizzanti costano di più, i raccolti diminuiscono e il diventa più caro. Il rischio, secondo gli esperti, è uno shock alimentare su larga scala.

Il conto finale arriva in Europa

Negli Stati Uniti la ha superato la soglia dei 4 dollari al gallone, un livello che pesa sul delle famiglie e riduce i consumi. Le aziende stanno già tagliando turni di lavoro e limitando l’uso di energia per contenere le perdite.

In Europa la situazione è ancora più fragile. Dopo anni di crisi energetiche e la fine delle forniture russe, il continente dipende dal gas liquefatto del Persico. Se quella rotta resta chiusa, le riserve rischiano di esaurirsi prima dell’.

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