Tra pochi mesi, prendere un volo in Europa potrebbe essere più difficile di quanto mai immaginato. A spiegarlo è il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, secondo cui tra sole sei settimane l’Europa potrebbe trovarsi con una grave crisi generata dalla mancanza del cherosene. Il carburante per aerei – ormai conosciuto come jet fuel – è una delle materie prime critiche del nostro continente. Così, la chiusura dello Stretto di Hormuz diventa una vera catastrofe economica.
“Si tratta della più grave crisi che abbiamo mai affrontato”, ha confermato Birol, chiarendo che la situazione è ovviamente aggravata dalla mancanza di petrolio, gas e altri beni primari che attraversano lo Stretto. “Siamo in una situazione davvero complessa, che avrà importanti implicazioni per l’economia globale“, ha continuato, sostenendo che se le forniture di petrolio resteranno ancora bloccate dal conflitto, allora alcuni voli “a breve saranno cancellati”.
La gravità della situazione è legata al fatto che l’Europa importa ingenti quantità di cherosene dal Golfo persico. Si tratta di percentuali ben maggiori rispetto a quelle di petrolio e Gnl. Il gas liquido che attraversa Hormuz per raggiungere le coste europee è piuttosto esiguo, pari a meno del 4% del totale. Invece, il 50% del cherosene importato dal Vecchio Continente proviene dagli impianti del Golfo, situati in Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati. In Italia, ad esempio, la produzione nazionale di 2,9 milioni di tonnellate basta a coprire appena metà della domanda annuale.
Aerei fermi da maggio in Europa
Ad aprile invece, l’Europa riceverà solo un terzo del cherosene rispetto al mese precedente. Al momento, solo il record di flussi dagli Usa sta evitando il collasso del settore. Eppure, il cherosene statunitense riesce a sostituire solo in parte le scorte perse a causa del conflitto in Medio Oriente. Tre fonti europee hanno spiegato al Corriere della Sera che se Hormuz non riapre a maggio, allora le compagnie aeree rischiano di trovarsi ad affrontare un deficit strutturale del 30-35% in piena estate.
Di conseguenza, più lo Stretto rimarrà chiuso più le conseguenze per l’Europa saranno gravi. “Più a lungo durerà, peggio sarà per la crescita economica e l’inflazione in tutto il mondo”, ha chiarito Birol, ricordando che il pericolo è quello di avere prezzi “più alti di quelli della benzina, del gas e dell’elettricità”. Lo stop ai voli coinciderà con il periodo delle vacanze estive, in cui gli europei sono maggiormente abituati a spostarsi tramite questi mezzi. A partire da giugno, alcuni aeroporti potrebbero introdurre razionamenti dei rifornimenti per diverse settimane e a Bruxelles si inizia a ragionare su una serie di piani per affrontare la crisi.
Da un lato, si ipotizza una massimizzazione della produzione delle raffinerie, dall’altro si valutano misure specifiche di fornitura. Oltre ad una mancanza di aerei, però, si andrà anche incontro ad un rincaro impressionante dei prezzi. Volare, dunque, potrebbe non essere più sostenibile.
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