(Adnkronos) –
‘L’Orchestra del Paese Immobile’ sceglie il dialetto velletrano per raccontarsi in musica con l’omonimo album di esordio. Il dialetto diventa un passepartout per rompere i confini del mondo anziché un limite e torna a nuova vita grazie a sonorità contemporanee. Il disco, pubblicato su etichetta La Grande Onda e distribuito da Believe e Discoteca Laziale (per il cd fisico), consta di quattordici poesie in dialetto, 14 canzoni inedite che raccontano le storie della città plurimillenaria di Velletri. Brani che parlano il linguaggio del mondo; quasi fosse un unico dialetto globale comprensibile da tutti. Un disco in movimento che oscilla tra un approccio sinfonico e il puro punk. Gli strumenti popolari dialogano con batteria, drum machine e sintetizzatori; gli archi e gli strumenti a fiato sono sia protagonisti che comprimari mentre gli arpeggi delle chitarre si trasformano in distorsioni psichedeliche.
I 25 musicisti, il coro i tecnici, i videomaker, i social media, la produzione e gli artisti che collaborano con l’Orchestra del Paese Immobile, vivono tutti a Velletri: appartenenti a generazioni completamente diverse, professionisti e amatori, vogliono creare un nuovo modo di intendere la tradizione, più vicina alla società di oggi e soprattutto a quella di domani. La musica intesa come dialetto universale dove questa varietà linguistica diventa uno strumento straordinario per parlare d’amore e di coscienza civile. Sui loro social, a breve le date del tour estivo.
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