lunedì 28 Settembre 2026
Liliana Segre

Liliana Segre: “Le minacce che ricevo oggi sono le stesse del ’38”

Sui social la senatrice a vita legge dagli haters: "Perché non muori?". Un'intimidazione che era solita ascoltare durante il regime nazifascista

Di Maria Vittoria Ciocci
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Nata il 10 settembre 1930, Liliana Segre ha quasi 96 anni. È scampata alla morte durante il regime nazifascista, deportata nel campo di concentramento di Aushwitz insieme ad altri 776 bambini. Di questi, solo 35 sopravvissero. La senatrice a vita è una straordinaria eccezione. Mai avrebbe pensato di subire le stesse minacce di allora, quando erano in vigore le leggi razziali. “Perché non muori?”, le scrivono sui . Segre interviene al Memoriale della Shoa, in occasione dell’evento “Le vittime dell’“. E racconta come, un tempo, la stessa intimidazione le veniva espressa alla cornetta del telefono. “Mio papà mi disse di non andare più a rispondere”, spiega. Ma capitava che disobbedisse e così, da quella cornetta, sentiva: “Perché non muori?”. Era il 1938.

Il mondo dell’odio, oggi, è “sempre più vasto” e si trasforma “in una valanga che trascina le persone”. Quando legge le minacce del web, pensa inevitabilmente: “Sarà da curare questo qui o sarò da curare io?”. La situazione è degenerata dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 e la reazione spropositata del governo Netanyahu, che ha sterminato più di 60 mila . Le politiche di Tel Aviv, invece di oscurare definitivamente qualsiasi impulso antisemita, non hanno fatto altro che riportarlo alla . Su questo Liliana Segre non ha dubbi: l’antisemitismo è “sempre albergato nella parte peggiore dell’animo umano, insieme ad altre discriminazioni verso il prossimo”.

Ma sugli haters dei afferma assertiva: “Caratteristica tipica dell’odiatore è che insulta in maniera feroce e poi piange come un agnellino, frigna e chiede scusa quando viene assicurato alla giustizia”. Protetti dallo schermo del telefono, si sentono in diritto di dire tutto, consapevoli dell’impunità che domina . Tanto che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, presente all’evento, si chiede: “Dov’era tutto questo odio, quando non esistevano i canali digitali di ?”.

E sono dinamiche che oggi vedono in contrapposizione che un tempo erano alleate. Come il 25 , Festa della Liberazione, che ha visto lo scontro tra alcuni esponenti della Comunità ebraica e dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi). Un epilogo che ha spinto il figlio di Liliana Segre, Luciano Belli Paci, a chiedersi se tenere o meno la tessera dell’Anpi. Un fraintendimento ideologico alimentato dai , che ha portato i vecchi amici a credere di essere rivali.

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