giovedì 30 Aprile 2026
Internet 40 anni ph Pixabay

Il giorno di 40 anni fa in cui l’Italia accedette a Internet

L'incredibile storia di come tre pionieri resero l'Italia tra le prime nazioni connesse a Internet, superando ostacoli incredibili

Da Giuseppe Rosso
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Esattamente 40 anni or sono, il 30 aprile 1986, l’Italia realizzò il suo primo accesso alla rete globale, un evento quasi ignorato a causa del disastro di Chernobyl avvenuto quattro giorni prima.

Le origini della rete

Internet era ancora agli albori: meno di vent’anni prima, nell’ottobre 1969, Arpanet (sviluppata dall’agenzia di ricerca della Difesa statunitense Darpa) aveva trasmesso il primo segnale tra l’Università UCLA di Los Angeles e lo Stanford Research Institute, collegando sud e nord della California. Arpanet collegò presto 16 università americane, ma esistevano altre reti come Alohanet, PRNet e Satnet, create da pionieri dell’informatica. La svolta arrivò nel 1973 con Vinton Cerf e Bob Kahn, che idearono il protocollo TCP/IP: suddivide i dati in pacchetti indipendenti e stabilisce regole per instradarli tra reti diverse, permettendo a ciascuna di operare autonomamente ma di comunicare ai confini con un linguaggio comune, formando una “rete di reti”, ovvero Internet.

Gli ostacoli alla connessione italiana

13 anni dopo l’innovazione di Cerf e Kahn, l’Italia entrò in rete, quarta in Europa dopo Germania Ovest, Gran Bretagna e Norvegia. Il merito principale spetta a tre figure chiave: Antonio Blasco Bonito, sistemista esperto di protocolli; Stefano Trumpy, direttore del CNUCE di Pisa (parte del Cnr, oggi non più attivo); Luciano Lenzini, ricercatore responsabile del networking al CNUCE, uno dei nodi più avanzati in Europa. Il collegamento tra il Cnr di Pisa e la Pennsylvania fu tortuoso: via cavo Sip (monopolista statale delle telecomunicazioni) a 64 kbit/s fino a Italcable di Frascati, poi al centro Telespazio nella piana del Fucino in Abruzzo, e via satellite Intelsat V agli Stati Uniti; la risposta fu “Okay”. Nel documentario LOGIN: il giorno in cui l’Italia scoprì internet, Riccardo Luna narra come Lenzini, dopo studi a Cambridge (Massachusetts), convinse Bob Kahn a venire in Italia, ottenendo dal Dipartimento della Difesa Usa il gateway (router). “Internet era ancora una rete giovane che collegava pochi centri di supercomputing tra vari stati americani e, in più, in Italia c’erano altre reti di computer che collegavano aziende e università”, scrive Arturo Di Corinto. I tre combatterono la burocrazia italiana per trasmettere via satellite del Fucino, partendo sei anni prima negli anni Ottanta con una trafila di permessi motivata da interessi strategici.

Il ritardo dell’Italia

Nel 1987 nacque il primo dominio italiano cnuce.cnr.it, inaugurando .it (gestito dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa). L’Italia tardò nella diffusione commerciale: primo provider I.Net da Stefano Quintarelli e Marco Negri nel 1994; nel 1993 Video On Line di Nicola Grauso distribuì floppy e cd-rom gratuitamente, ma fallì economicamente e nel 1996 generò Tin.it ceduta a Telecom Italia. Fattori frenanti: costi alti fino alla liberalizzazione 1998, bassa alfabetizzazione informatica, pochi computer, ritardo nella banda larga rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. La percentuale connessa salì dall’1% nel 1996 al 23% nel 2000, superando il 50% solo nel 2010 (oggi 89%). Come nota Elisabetta Tola, “La necessità di fare rete era assai urgente in un mondo che stava assumendo sempre più la dimensione contemporanea e globale”, con Erasmus nel 1987 e Ryanair low cost nel 1991.

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