Non sembrano acquietarsi le tensioni tra Donald Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Quest’ultimo, nella giornata di mercoledì, aveva criticato l’approccio Usa nella guerra in Iran, specificando che “in Germania e in Europa” i cittadini stanno “soffrendo molto per le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz”. Non solo, aveva affermato che Washington è stato “umiliato” dalla leadership di Teheran. Una posizione che ha punto il tycoon nel vivo del suo ego e che, di conseguenza, ha scatenato la sua immediata reazione.
Il Presidente Usa ha trovato nuovamente in Truth la sua valvola di sfogo: “Merz, ndr – pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non sa di cosa sta parlando!”. E ancora: “La Germania sta andando così male, sia economicamente che sotto altri aspetti!”. Lo stesso film dello scontro con il premier spagnolo Pedro Sanchez, in sostanza. Ma ora ha individuato un altro tasto dolente su cui attaccare Berlino: il conflitto russo-ucraino. “Il cancelliere tedesco dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra”, che imperversa a Kiev da oltre quattro anni, “dove si è mostrato totalmente inefficace”.
Trump parla poi di un “Paese in rovina”, dal punto di vista “dell’immigrazione” e “dell’energia”. Anche se su questo, a dire la verità, con il conflitto nel Golfo lo stesso tycoon ha dato un grande contributo. Merz quindi, riflette, non dovrebbe interferire nelle iniziative di “coloro che si stanno adoperando per eliminare la minaccia nucleare iraniana”. In modo da “rendere il mondo, Germania compresa, un luogo più sicuro”.
Merz abbandona Trump
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, è opportuno ricordarlo, non è sempre stato così critico nei confronti di Donald Trump. In visita alla Casa Bianca a marzo, prima dell’attacco contro Teheran, si era mostrato favorevole a un piano post-regime islamico. Esprimendo delle remore solo in caso di conflitto prolungato. E infatti Berlino ha fatto le pulci al tycoon solo sul tema energetico. Poco importa dei civili. Dopotutto, Merz è lo stesso che nel mese di giugno disse con nonchalance: “Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Parole pronunciate poco dopo il bombardamento dei tre siti nucleari iraniani e due anni di genocidio palestinese a Gaza.
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