Come una relazione che inizia a incrinarsi sotto il peso delle incomprensioni e della stanchezza, la maggioranza del governo Meloni sente il peso dei fallimenti di questi tre anni e mezzo di governo. Così, iniziano i primi passi falsi. Il centrodestra non ha ottenuto i voti necessari per la nomina di Giorgio Graditi, ingegnere già direttore di Enea, alla Consulta dell’Isin, l’ispettorato per la sicurezza nucleare. L’assenza di tre membri della Lega è stata fatale per la votazione.
E se più fonti della maggioranza minimizzano, definendo quanto accaduto “solo un incidente a cui presto verrà posto rimedio”, c’è chi vede in questo voto un primo segno della decadenza del potere del governo. Il Carroccio avrebbe sfruttato la questione per mettere in atto uno sgambetto a FI, visto che Graditi era una loro proposta.
La crisi della maggioranza
Se esistono discordie su un tema come questo, come è possibile che l’esecutivo continui a guidare il Paese con lucidità? Questa è la domanda che iniziano a porsi gli esponenti dell’opposizione, consapevoli che le fratture sono già presenti in un secondo dossier.
Lega, FdI e Forza Italia si trovano in difficoltà anche sul testo della Legge elettorale. Il partito del Presidente del Consiglio vorrebbe inserire la preferenza per il candidato premier, mentre il Carroccio si è detto contrario in nome di un’unità della coalizione e per evitare che questa debba piegarsi ad un solo partito. Una crisi che per ora è presente in commissione, ma che presto potrebbe trasferirsi anche in Aula.
M5S: “Sconfitta grave e politica”
Il centrosinistra ha quindi approfittato di questo momento per sottolineare la debolezza del governo. Secondo la capogruppo Pd, Chiara Braga, la mancata nomina di Graditi sarebbe solo “l’ennesima certificazione di una maggioranza che non c’è più, che è divisa e incapace”. Anche per il M5S la situazione è complessa: “Se la maggioranza va sotto su una nomina indicata dal governo è una sconfitta parlamentare grave e politica”.
Mauro Del Barba di Italia Viva si è quindi chiesto come sarà possibile che la maggioranza riesca ad essere compatta per gestire la transizione energetica del Paese, se non riesce ad accordarsi neanche su un nome. L’impasse che si è registrata in questo voto, infatti, potrebbe essere il sintomo di una crisi più grande che potrebbe mettere in pericolo il progresso del Paese. Quello del nucleare è un dossier cruciale per l’Italia, se si considerano le difficoltà incontrate nella gestione della crisi energetica. “Mi auguro che il Parlamento riesca a dare il voto finale alla legge delega entro la pausa estiva”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Un obiettivo che però potrebbe essere allontanato dalle fratture del governo.
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