venerdì 8 Maggio 2026
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Granchio rosso: la nuova invasione che minaccia i mari siciliani

Mentre l'attenzione era rivolta altrove, un nuovo crostaceo invasivo ha cominciato a moltiplicarsi nel Mediterraneo con conseguenze ancora imprevedibili

Da Giuseppe Rosso
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Mentre il dibattito pubblico era ancora concentrato sull’allarme granchio blu, un altro ospite indesiderato si è fatto strada lungo le coste ioniche della Sicilia. È il granchio rosso, conosciuto in ambito scientifico come Gonioinfradens giardi, un crostaceo appartenente alla medesima famiglia dei granchi nuotatori ma con una morfologia del tutto distinta, che sta alimentando nuove preoccupazioni tra biologi marini e operatori del settore ittico.

Un insediamento rapido nelle acque ioniche

Tutto è iniziato nel novembre del 2025, quando i ricercatori hanno documentato la cattura del primo esemplare nelle acque della Sicilia orientale. Quello che all’inizio sembrava un avvistamento isolato si è trasformato in poco tempo in un fenomeno sistematico. «Queste occorrenze ripetute in un’area ristretta suggeriscono fortemente che la specie si trovi in una fase di insediamento», ha osservato Francesco Tiralongo, biologo marino e docente presso l’Università di Catania. A confermare la velocità di espansione sono le testimonianze dei pescatori locali: Alfonso Barone, che lavora nella zona di Marzamemi, ha raccontato come in un tempo brevissimo si sia passati dal trovare un singolo esemplare al catturarne circa dieci per volta.

Un predatore piccolo ma pericoloso per la biodiversità

Sul piano biologico, il granchio rosso è un predatore agile, aggressivo e onnivoro. Le sue dimensioni contenute — il carapace misura tra i 3 e i 6 centimetri — non devono trarre in inganno: la sua voracità rappresenta una minaccia concreta per le specie native del Mediterraneo. La specie ha raggiunto il bacino mediterraneo risalendo dal mar Rosso attraverso il canale di Suez, favorita dal riscaldamento delle acque e dall’intenso traffico marittimo globale. Vale la pena ricordare che il Mediterraneo, pur occupando meno dell’1% della superficie oceanica mondiale, custodisce circa il 7% della biodiversità marina del pianeta: un patrimonio oggi sempre più esposto. Dopo la prima segnalazione a Portopalo di Capo Passero, il timore di un’alterazione irreversibile degli equilibri ecologici è diventato tema centrale nel dibattito scientifico nazionale, con gli esperti che paventano danni simili a quelli già registrati nel delta del Po.

Strategie di contrasto e richieste di intervento

Contenere questa invasione appare più difficile rispetto ad altri casi analoghi. «Le dimensioni ridotte del granchio rosso rendono purtroppo improbabile lo sviluppo di un mercato alimentare che possa incentivarne il prelievo massiccio», ha spiegato il professor Tiralongo. A complicare ulteriormente il quadro, la quasi totale assenza di studi specifici sulle abitudini alimentari della specie rende difficile stimare il reale impatto sulle catene trofiche dei nostri mari. Associazioni di settore come Acli Terra chiedono interventi immediati, sottolineando come il fattore tempo sia determinante in queste dinamiche biologiche. Tra le proposte avanzate spicca l’istituzione di una Autorità mediterranea per l’acquacoltura, pensata per coordinare in modo scientifico la gestione delle specie invasive. Nel frattempo, il monitoraggio su ampia scala e la collaborazione con i pescatori locali — veri e propri sentinelle del territorio costiero — restano gli strumenti più preziosi per arginare la diffusione di questi colonizzatori silenziosi provenienti da mari lontani.

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