venerdì 8 Maggio 2026

L’Italia salva per ora dall’hantavirus: cosa sapere su sintomi e prevenzione

Sono tre le vittime dell'ANDV a bordo della nave da crociera. Non esistono vaccini o terapie antivirali specifiche per cui è importante rispettare le misure di sicurezza

Da Maria Vittoria Ciocci
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Nessun caso di hantavirus delle Ande (ANDV) è stato segnalato in Italia. Lo conferma l’Istituto Superiore di Sanità, che ha diffuso un focus informativo sul focolaio scatenatosi a bordo di una nave da crociera e segnalato il 2 maggio dall’Organizzazione mondiale della sanità. Gli ultimi aggiornamenti indicano che, delle 147 persone – tra passeggeri e membri dell’equipaggio –, sette hanno manifestato i sintomi riconducibili al virus. Cinque infatti sono stati confermati, mentre per gli altri due si attendono le analisi di laboratorio. Per ora sono tre le vittime.

Il caso ha riportato l’attenzione su una famiglia di virus zoonotici – patologie infettive trasmesse dagli animali, ndr – che, pur essendo relativamente rari, possono provocare forme gravi di malattia. Gli hantavirus infettano generalmente i roditori. Vengono trasmessi occasionalmente all’uomo attraverso il contatto con urina, saliva o feci degli animali infetti, ma anche con le superfici contaminate. Dunque i più esposti sono il personale di pulizia oppure coloro che abitano in aree rurali, circondate da foreste, campi e fattorie.

Le manifestazioni cliniche cambiano a seconda dell’area geografica e del ceppo virale. Nelle Americhe, gli hantavirus possono provocare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una patologia a rapida evoluzione che colpisce polmoni e cuore. In Europa e in Asia prevale invece la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che interessa soprattutto reni e vasi sanguigni.

Sintomi e prevenzione

Tra i sintomi più comuni – che insorgono in genere dopo 2-4 settimane dal contagio – figurano febbre, mal di testa, dolori muscolari, vertigini, brividi e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Nelle forme più gravi possono manifestarsi anche difficoltà respiratoria e ipotensione. A questo proposito, l’Istituto Superiore della Sanità ha evidenziato che non esistono né un vaccino né una terapia antivirale specifica. L’approccio medico, di conseguenza, mira al monitoraggio clinico e alla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali.

Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), il rischio per la popolazione resta “molto basso”. Le autorità portuali sono state comunque allertate e invitate ad adottare adeguati dispositivi di protezione individuale in caso di contatto con persone sospette. L’Ecdc sottolinea inoltre che il virus Andes non si trasmette facilmente e che, anche nell’eventualità di casi importati, è improbabile che si sviluppino catene estese di contagio, purché vengano rispettate le misure di prevenzione. La prevenzione rimane quindi lo strumento principale.

Alla luce di quanto accaduto, l’Istituto Superiore della Sanità raccomanda di limitare il contatto con i roditori attraverso l’igienizzazione degli ambienti domestici e lavorativi. È sconsigliato spazzare o aspirare a secco, per evitare la dispersione nell’aria di particelle virali. Le superfici devono essere prima inumidite con detergenti o disinfettanti. Nel caso specifico del virus Andes, alle misure contro i roditori si aggiungono anche le normali precauzioni contro le infezioni respiratorie, come il lavaggio frequente delle mani, la copertura di bocca e naso quando si tossisce o starnutisce e l’isolamento in presenza di sintomi.

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