Il primo anno di Pontificato di Leone XIV si chiude con un bilancio intenso, segnato da un atteggiamento che molti hanno definito da “influencer della speranza”. Robert Francis Prevost ha saputo superare un anno difficile, segnato dall’aggravarsi delle tensioni globali e dal recente conflitto tra Usa e Iran.
La diplomazia
Non è stato un anno facile per il Papa, finito anche lui sotto gli attacchi social di Donald Trump. Il Presidente Usa non si è risparmiato nell’attaccare direttamente Leone XIV, che ha risposto con una “pacatezza agostiniana” che è ormai il suo marchio. Nessuna polemica, ma la ferma convinzione che la missione della Chiesa è, e resta, il Vangelo. Dai viaggi a Nicea e in Libano, fino alle missioni in Africa, il Pontefice ha pensato sempre e solo ai cuori dei più deboli.
Oltre alla geopolitica, Leone XIV ha cambiato i vertici della Curia, nominando l’arcivescovo Luis Marín de San Martín a Elemosiniere e monsignor Petar Rajic alla Casa Pontificia, segnando una nuova direzione. Il Papa ha poi confermato che l’attenzione ai poveri e agli ultimi rimane il cuore pulsante della Chiesa.
Le sfide del futuro
Il nome scelto, Leone, non è casuale ma è un richiamo a Leone XIII. Se allora la sfida era rivolta alla questione operaia, oggi per Leone XIV è la questione sociale digitale. È attesa infatti entro fine mese la sua nuova enciclica dedicata all’Intelligenza Artificiale, un documento che promette di tracciare un confine etico in un mondo sempre più tecnologico.
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