Il consenso per Donald Trump continua a calare e preoccupa sempre più i Repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato, distanti poco più di sei mesi. Una serie di sondaggi condotti da Reuters-Ipsos, Ap-Norc e Nbc News colloca l’indice di approvazione tra il 33% e il 36%, il livello più basso del suo secondo mandato.
Economia e costo della vita
A pesare è soprattutto la percezione negativa dell’economia. Secondo Ap-Norc, sette americani su dieci giudicano la situazione economica negativa e il 72% ritiene che il Paese stia andando nella direzione sbagliata. L’approvazione della gestione economica di Trump si ferma al 30%, mentre solo il 23% promuove le politiche sul costo della vita. Dati che contrastano con le dichiarazioni del presidente, che pochi giorni addietro ha descritto gli Stati Uniti come il “Paese più caldo del mondo”, e non più il Paese “morto, di cui tutti ridevano” come ai tempi di “Sleepy Joe Biden”.
La guerra in Iran
Le difficoltà emergono anche sul fronte della politica estera. Il 67% degli americani boccia la gestione del conflitto con l’Iran e il 61% si oppone a ulteriori interventi militari. Nonostante ciò, secondo Nbc News l’83% degli elettori repubblicani continua ad approvare l’operato di Trump, un dato soltanto in lieve calo rispetto alle rilevazioni precedenti.
Molti dubitano però della sua capacità di leadership e della sua lucidità mentale: solo il 26% considera Trump un uomo “equilibrato”, con una spaccatura netta tra i repubblicani (53% contro 46%). Oltre la metà degli intervistati e circa il 14% dei repubblicani ritiene che la sua lucidità sia peggiorata nell’ultimo anno. Le recenti dichiarazioni aggressive contro la Nato, la Groenlandia e il Papa e le inquietanti minacce rivolte a Teheran hanno contribuito ad allarmare l’elettorato, in particolare i democratici e gli indipendenti.
L’ICE e le deportazioni
Un altro nodo è rappresentato dalla linea dura sull’immigrazione, con l’ICE che ha iniziato a spadroneggiare in molte città, a condurre violenti raid al di fuori di ogni criterio di legalità, a strappare minori alle loro famiglie, ad arrestare e deportare cittadini che avevano pieno diritto di vivere negli Stati Uniti.
Secondo Reuters-Ipsos, il 52% degli americani è meno propenso a votare candidati che sostengono le politiche di deportazione di Trump, contro il 42% che le appoggia. Tra gli indipendenti il divario è ancora più marcato (57% contro 32%).
Per il Partito Repubblicano, chiamato a novembre a difendere la maggioranza al Congresso, la situazione si fa sempre più complicata. Il sostegno resta alto tra gli elettori più fedeli, ma negli Stati contesi, i cosiddetti swing States, l’erosione del consenso potrebbe risultare fatale.
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