Non è la prima volta che una legge nasce con un difetto e viene corretta in corsa. Negli ultimi quattro anni il governo ha collezionato una lunga lista di provvedimenti rivisti, modificati o ritirati dopo polemiche, rilievi tecnici e divisioni interne. L’ultimo caso riguarda il decreto Sicurezza, finito sotto osservazione del Quirinale. Ma la storia parte da lontano e racconta una difficoltà costante nel costruire norme solide fin dall’inizio.
Errori fiscali e correzioni last minute
Uno dei primi scivoloni arriva nell’agosto 2023 con la tassa sugli extra-profitti delle banche. La misura viene annunciata con forza, poi ridimensionata dopo le critiche del mondo finanziario. Alla fine gli istituti possono evitare il pagamento accantonando una somma alternativa. Pochi mesi dopo, nel marzo 2024, un altro errore: lo stop al Superbonus blocca anche i cantieri nelle zone colpite dal sisma. Serve un correttivo per salvare i lavori in Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio.
Nel dicembre dello stesso anno il nuovo Codice della strada introduce sanzioni per chi risulta positivo ai test sulle sostanze stupefacenti, senza distinguere chi utilizza cannabis per cure mediche. La soluzione arriva con una circolare alle prefetture. Nel 2025 tocca all’Irpef: la riforma degli scaglioni rischia di far pagare un anticipo non dovuto a milioni di contribuenti. Il governo interviene per evitare un danno economico diffuso.
Norme contestate e passi indietro politici
Le marce indietro continuano. Viene cancellato l’aumento automatico delle tariffe telefoniche previsto dal decreto Concorrenza. Salta anche la norma che allungava l’uscita dal lavoro per chi ha riscattato la laurea. E resta nel cassetto la tassa sui pacchi provenienti da Paesi extra europei. Più recente la correzione sugli incentivi alle imprese legati al piano Transizione 5.0 e il dietrofront sul divieto assoluto di porto di coltelli, che avrebbe colpito anche attività innocue come lo scoutismo.
Non mancano provvedimenti contestati dagli organismi di controllo. L’obbligo di esporre il prezzo medio dei carburanti viene giudicato inutile da Antitrust e Consiglio di Stato. I centri per migranti in Albania si rivelano un flop: chi chiede asilo ha il diritto di restare nel Paese di arrivo, cioè l’Italia. Alcune norme vengono bocciate anche dalla Corte costituzionale, come quelle sul decreto Priolo e sul decreto Caivano.
Il ruolo del Colle
In più occasioni interviene il Quirinale. Il presidente della Repubblica segnala problemi sulle concessioni balneari e su diversi decreti inseriti in testi troppo confusi, definiti veri “mappazzoni”. In altri casi chiede modifiche per evitare discriminazioni o violazioni del diritto europeo. Il risultato è un quadro fatto di leggi fragili e correzioni continue. Un segnale politico preciso: quando le norme nascono in fretta e senza verifiche, il conto arriva dopo.
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