martedì 9 Giugno 2026

Nessun effetto Vannacci alle urne: il centrodestra regge e cerca nuovi equilibri in vista delle politiche

Dopo le amministrative il centrodestra festeggia con moderazione e si prepara al voto nazionale. FdI punta sulla strategia della coesione. La Lega cerca di risolvere la crisi dei consensi guardando a Zaia. FI punta su candidature forti e più liberal

Da Laura Laurenzi
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Con le urne delle Comunali chiuse definitivamente, nel centrodestra è arrivato il momento di tirare le somme di queste consultazioni. I fedelissimi di Roberto Vannacci hanno preferito astenersi dal voto e rimandare l’exploit di Futuro Nazionale a tempi più sicuri, lasciando alla maggioranza di governo la possibilità di festeggiare il pareggio con il centrosinistra nei capoluoghi e il ribaltone a Lecco, dove dopo 20 anni è diventato sindaco un esponente conservatore. Queste elezioni hanno comunque confermato la ripresa del campo progressista che, a livello nazionale, ha ottenuto più territori della maggioranza di governo.

Giorgia Meloni coglie l’occasione al volo per ricordare che quando la coalizione si presenta unita vince. Eppure, la stabilità e la solidità a cui la Presidente del Consiglio è così affezionata rischiano di crollare sotto il peso delle crisi interne a Lega e Forza Italia. In vista delle prossime elezioni politiche i due partiti hanno dato inizio a riflessioni interne, entrambi preoccupati dall’ascesa dell’ex parà della Folgore e dai possibili travasi di consensi che potrebbe provocare.

Forza Italia punta al centro per sopravvivere

Da un lato c’è il partito di Antonio Tajani che risente dell’influenza di Marina Berlusconi e della svolta libera che l’erede del fondatore del partito vorrebbe portare a termine. Dopo il cambio dei capigruppo di Camera e Senato, non si esclude che i forzisti possano riorganizzarsi con candidature mirate in viste delle prossime politiche. Tutti nomi scelti con accuratezza per evitare che si verifichino nuovi tradimenti di facciata, come quelli di Attilio Pierro e Davide Bergamini, che dopo sei mesi nel partito hanno deciso di lasciare per passare tra le fila di Vannacci.

I Berlusconi punta al centro più moderato, consapevoli che a destra l’offerta sia ormai satura. Le stesse elezioni comunali hanno dimostrato che i moderati saranno l’ago della bilancia delle prossime consultazioni. Un contesto che anche Matteo Salvini conosce benissimo. La Lega, però, non può cedere del tutto il passo a Futuro Nazionale. Il partito nato da una costola del Carroccio punta a occupare uno spazio nuovo, più a destra di Meloni e Salvini, strizzando l’occhio alla remigrazione e all’anti-europeismo.

La Lega di Salvini assediata da Zaia e Vannacci

La Lega, quindi, deve rinnovarsi per continuare ad avere il diritto di esistere. Salvini ha quindi iniziato il corteggiamento dell’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, che potrebbe diventare unico vicesegretario del partito. Amato dagli iscritti e dagli elettori, esponente dell’anima del Nord della Lega potrebbe dare la scossa necessaria al Carroccio. Il rischio è che la frangia nordista del partito prenda il sopravvento, eliminando i risultati ottenuti a livello nazionale dal segretario. Non si possono dimenticare, infatti, le contestazioni subite da Salvini in occasione dei funerali di Umberto Bossi, padre della Lega Nord.

Il prossimo 10 giugno è previsto il consiglio federale della Lega, dove Salvini potrebbe dare le prime indicazioni sul nuovo organigramma del partito. Poco dopo, il 20 e 21 giugno sarà il turno delle primarie a Milano, dove gli iscritti avranno massima libertà sulla scelta del futuro candidato sindaco: nessuna lista, ma a Salvini resta la speranza che tra i più votati vi sia la fedelissima Silvia Sardone. L’unica in grado di ristabilire l’equilibrio nel partito, bilanciando tra l’ascesa di Vannacci e le fughe in avanti di Zaia.

Leggi anche: Sardone candidata sindaca a Milano: il piano di Salvini per arginare Vannacci e Zaia

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