mercoledì 10 Giugno 2026
Silvia Sardone ph Ansa

Sardone candidata sindaca a Milano: il piano di Salvini per arginare Vannacci e Zaia

Le primarie e la possibile candidatura dell’eurodeputata servono al leader del Carroccio per blindare la leadership. L’asse FdI-FI boccia la fuga in avanti contro l’ex generale: “Meglio temporeggiare”

Da Laura Laurenzi
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La vicesegretaria leghista Silvia Sardone potrebbe essere la candidata sindaca di Milano che sfiderà il democratico Beppe Sala alle urne nel 2027. L’ipotesi si fa strada nel Carroccio ormai da giorni, con il segretario Matteo Salvini che continua ad arrovellarsi per capire da una parte in che modo fermare la crescita esponenziale di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci e dall’altra come evitare che la Lega torni ad essere controllata dalla sua componente settentrionale.

Il nome dell’eurodeputata potrebbe risolvere entrambe le questioni. Innanzitutto, la sua candidatura a prima cittadina potrebbe aprire le porte a un ruolo più di peso nel partito. Una figura fedele a Salvini che verrebbe contrapposta a quella dell’ex governatore veneto Luca Zaia, che continua a pretendere maggiori poteri e responsabilità all’interno della Lega per riportare “l’anima del Nord” al centro dell’iniziativa politica del Carroccio.

Il fattore Vannacci e l’assedio dei sondaggi

In più, la sua elezione sarebbe un segnale forte nei confronti del partito dell’ex parà della Folgore, che di giorno in giorno mette sempre più in difficoltà il Carroccio. Il partito di Roberto Vannacci, infatti, sfiora il 5% nei sondaggi, mentre la Lega si attesta poco sopra il 6%, e continua a macinare iscritti e deputati. Lo scorso 6 giugno, l’ex parà della Folgore ha accolto nel partito due fuoriusciti di FI, Attilio Pierro e Davide Bergamini, e altri due della Lega, Gianangelo Bof e Domenico Furgiuele.

Stretto tra Zaia e Vannacci, Salvini vorrebbe tentare il balzo in avanti, puntando tutto sulle primarie per le Comunali di Milano, che si terranno nello stesso anno delle elezioni politiche. I gazebo saranno aperti il 20 e il 21 giugno, con un certo anticipo rispetto alle elezioni, e i cittadini potranno indicare il nome che preferiscono, senza liste.

Proprio per questo, il progetto viene osservato con un certo scetticismo sia da FdI che da Forza Italia, entrambi convinti che la strategia migliore al momento sia quella di temporeggiare e capire se la crescita di Vannacci sia destinata ad esaurirsi ancora prima che aprano le urne. “Le fughe in avanti autonome non sono d’aiuto”, ha spiegato Riccardo Truppo di FdI, bocciando l’iniziativa di Salvini.

L’estremismo di Sardone contro quello di Vannacci

Di fronte a una situazione sempre più emergenziale, Salvini sceglie il bene del partito rispetto a quello della coalizione. La Lega punta tutto sulla possibilità di candidare un nome politico alla guida di Milano, per poi portarlo in seguito a Roma. Sardone sembra il nome giusto da contrapporre a Sala: le sue battaglie fortemente identitarie ed estremiste – come quelle contro il velo islamico, i campi nomadi, l’immigrazione clandestina e anche il politicamente corretto – potrebbero costruire il programma più adatto a una sfida simile. In più, Sardone alle elezioni europee del 2024 ottenne un boom di preferenze con 75mila consensi.

FdI e Forza Italia, però, vorrebbero candidare un nome diverso e possibilmente non estremista. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, già da tempo spinge per la candidatura del leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. La sfida è quindi ancora aperta e Salvini potrebbe vedere il suo piano per un riallineamento del progetto leghista naufragare come quello della riforma dell’Autonomia differenziata.

Leggi anche: L’ultima estate di Salvini: Zaia chiede una Lega del Nord più autonoma o salta tutto

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